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Sahara: come era 100 milioni di anni fa

100 milioni di anni fa il Sahara era un luogo pericoloso, una pianura fertile abitata da predatori di ogni forma e dimensione. Dopo la pubblicazione del più grande studio paleontologico mai condotto sull’area: 100 milioni di anni fa, durante l’era dei dinosauri, era, secondo il primo autore dello studio Nizar Ibrahim, «il posto più pericoloso della storia del Pianeta».

Ibrahim e i suoi colleghi hanno visitato collezioni paleontologiche di tutto il mondo per raccogliere dati sui fossili ritrovati nei Kem Kem Beds, una formazione geologica del Marocco sudorientale al confine con l’Algeria che risale al Cretaceo e che contiene moltissime tracce fossili della fauna che popolava il continente africano durante l’epoca dei dinosauri.

Il risultato è, stando a uno dei co-autori dello studio, «il lavoro più completo sui vertebrati fossili del Sahara da almeno un secolo a questa parte», che ci regala un ritratto dettagliato di un’area che oggi conosciamo come un deserto, ma che 100 milioni di anni fa era fertile e popolosa.

Il Kem Kem nel Cretaceo era un’area verde e attraversata da fiumi ricchissimi di pesci, che da soli sostenevano gran parte della fauna terrestre. E non parliamo di pesciolini rossi, ma di giganti come il celacanto, che già oggi può raggiungere 2 metri di lunghezza, e che al tempo era quattro o cinque volte più grosso. Non sorprende quindi che anche i loro predatori fossero altrettanto enormi: nel Kem Kem si trovano tre tra i dinosauri carnivori più grossi di sempre, tra cui Carcharodontosaurus e Deltadromeus, entrambi lunghi circa 8 metri.

E ovviamente non mancavano gli pterosauri, i rettili volanti, alcuni dei quali (per esempio gli Azhdarchidae) potevano raggiungere i 12 metri di apertura alare. Secondo Ibrahim, «un viaggiatore del tempo umano non durerebbe a lungo in un posto simile».

Il Sahara è molto più vecchio del previsto: ha sette milioni di anni

Una domanda che i geografi si sono sempre chiesti è: “Quando ha iniziato a formarsi?” Spiega Daniel Muhs, geologo al Geological Survey degli Stati Uniti a Denver:

“Sono diversi decenni che si cerca di dare un’età al deserto. Secondo studi recenti sembrava che si fosse formato circa 2,6 milioni di anni fa, secondo altre ricerche invece, dovrebbe essere molto più recente e stando a queste non dovrebbe avere che qualche migliaio di anni”.

La ricerca vera e propria non è ancora stata pubblicata su una rivista scientifica, ma è stata presentata all’incontro annuale della Geological Society of America a Phoenix. Ora però un nuovo modello che ricostruisce la storia del Deserto sostiene che iniziò a formarsi almeno 7 milioni di anni fa. Stando a questa ricerca vi sarebbero prove che il Sahara ha comunque visto momenti durante i quali il clima è stato più umido e quindi l’ambiente più verde.

Conoscere la storia di quel deserto non è un semplice sfizio dei climatologi, in quanto un’area così vasta con quelle caratteristiche ha un’influenza non indifferenze sul clima della Terra.

Deserto del Sahara
Deserto del Sahara

Alla nuova età del Sahara, Muhs e colleghi sono giunti studiando strati di suolo alle Isole Canarie, in particolari concentrandosi su strati di terreno bruno-rossastro trovato tra strati di rocce vulcaniche sulle Isole di Fuerteventura e Gran Canaria.

Poiché le Isole si trovano ad ovest del Deserto, in Oceano Atlantico, su di esse sono arrivate da sempre le sabbie che i venti del Sahara soffiano verso occidente.  Il materiale così arrivato ha originato degli antichi suoli, oggi chiamati dai geologi “paleosuoli”, la cui composizione è del tutto diversa da quella dei suoli prodotti dal materiale vulcanico di cui sono composte le isole stesse, ma simile al materiale quarzoso del deserto del Sahara.

Grazie alla relativa facilità con la quale è possibile datare le rocce vulcaniche si è potuto anche stabilire l’età dei paleosuoli presenti tra le diverse colate laviche. Stando a tali studi si è riusciti a stabilire che i primi paleosuoli formatisi con materiale proveniente dal Sahara si depositarono circa 4,6 milioni di anni fa.

E questo sta ad indicare che per avere un’area vasta al punto tale da far sì che il vento potesse trasportare polvere in quantità tali da creare accumuli di paleosuoli come quelli osservati alla Canarie, il deserto si sia dovuto formare almeno 2-3 milioni di anni prima. Altri paleosuoli sono stati datati ad avere un’età di 4,8 milioni di anni, 3 milioni di anni e 400.000 anni.

Il Sahara era popolato e ricco di vegetazione. Lo dice il Dna

Il Sahara coperto di vegetazione lussurreggiante. C’è stato un tempo, tra 12.000 e 5.000 anni fa, in cui il deserto era verde e popolato. Ce lo dice il Dna, nelle cui lettere è scritta la storia delle migrazioni umane attraverso quello che oggi è uno dei deserti più grandi del mondo. A ricostruire la storia è il gruppo internazionale di biologi coordinato da Fulvio Cruciani, dell’università La Sapienza di Roma, nello studio pubblicato sulla rivista Genome Biology.

Per ricomporre il puzzle dell’evoluzione umana nel Sahara, i ricercatori hanno utilizzato un’innovativa tecnica di sequenziamento genetico, con la quale hanno analizzato più di 3 milioni di lettere nel Dna di 104 individui. Si sono concentrati in particolare sul cromosoma Y, trasmesso dal padre ai soli figli maschi, identificando quasi 6.000 varianti geniche, la metà delle quali mai descritte in precedenza. I dati mostrano che le caratteristiche genetiche delle popolazioni maschili nord-africane e sub-sahariane sono state plasmate da antiche migrazioni.

Secondo gli autori, infatti, più di 5.000 anni fa, nel periodo chiamato Olocene, il Sahara era una terra fertile e non rappresentava una barriera geografica per eventuali spostamenti verso le coste del Mediterraneo. Per Beniamino Trombetta, del dipartimento di Biologia e biotecnologie Charles Darwin de La Sapienza e co-autore della ricerca,

«questa analisi ha anche evidenziato massicci spostamenti avvenuti attraverso il bacino del Mediterraneo, che hanno coinvolto antichi movimenti di popolazioni umane dall’Europa all’Africa e viceversa. Un dato – ha concluso – che mostra come i contatti tra queste due regioni siano sempre avvenuti fin dai tempi preistorici». 

Il Sahara diventa un giardino ogni 20.000 anni

Tra il verde e il nulla: a cicli di 20.000 anni il Sahara passa da giardino a deserto, a causa dell’asse di rotazione della Terra e dei monsoni. Come ha fatto l’uomo a lasciare l’Africa centrale per le regioni più a nord del continente per poi a migrare verso l’Eurasia? Certamente non avrebbe potuto se si fosse trovato davanti all’immensa distesa del deserto del Sahara così come la conosciamo oggi.

Quel mondo, però, non è sempre stato così: una ricerca (pubblicata su Science Advances) suggerisce che le condizioni del deserto mutano profondamente a cicli di 20.000 anni, almeno da 240.000 anni a questa parte. E poiché i nostri lontani consimili hanno iniziato a lasciare l’Africa circa 170.000 anni fa… be’, sono stati fortunati: nella lenta e ripetuta migrazione verso nord hanno potuto sfruttare i periodi che trasformavano il deserto in una regione verde e ricca d’acqua.

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La polvere alzata dai venti sopra il deserto può attraversare l’intero Oceano Atlantico. | MIT

La studio è ha preso avvio dal mare prospicente le coste occidentali dell’Africa settentrionale, dove, nel corso del tempo, i sedimenti, hanno raccolto e conservato la polvere che periodicamente (anche ai nostri giorni) i venti trasportano dal Sahara verso l’Oceano Atlantico – raggiungendo a volte anche gli Stati Uniti.

Neri sedimenti, oltre a polvere e fossili, si trova una certa quantità di torio, sostanza che si forma dal decadimento dell’uranio radioattivo presente in modo naturale negli oceani. Quando il Sahara è più secco e arido la quantità di polvere che arriva in mare è maggiore e il torio presente nei sedimenti è più concentrato.

Il contrario avviene quando il Sahara diventa più umido: meno polvere, e quindi minore concentrazione di torio. L’analisi della percentuale di torio nei sedimenti ha permesso di capire che il Sahara diventa più verde per poi ritornare desertico con un ritmo di circa 20.000 anni.

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L’asse di rotazione della Terra può oscillare tra i 22,5° e i 24,5°, in cicli di 40.000 anni circa: oggi inclinato di 23,27° rispetto alla perpendicolare al piano dell’orbita.

La causa del “pendolo”, secondo David McGee (del MIT), uno degli autori della ricerca, è la variazione dell’inclinazione dell’asse terrestre, che oscilla tra i 22,5° e i 24,5° (l’attuale inclinazione sul piano dell’orbita è di 23,27°) in periodi di 40.000 anni circa. La variazione influenza anche i monsoni, che non sono un’esclusiva dell’Asia, ma si verificano anche in alcune zone dell’Africa: in particolare, il “monsone africano occidentale” interessa la fascia a sud del Sahara.

Quando la Terra è più inclinata, il Sahara ricevere più luce solare estiva e si ha un’intensificazione dell’attività monsonica della regione, che a sua volta rende il Sahara più umido e di conseguenza anche più verde. Quando invece l’asse del pianeta oscilla verso un angolo che riduce la quantità di luce solare per unità di superficie, l’attività dei monsoni si indebolisce portando a un clima più secco, simile a quello che vediamo oggi.

 

Riferimenti e approfondimenti

  1. Geology and paleontology of the Upper Cretaceous Kem Kem Group of eastern Morocco – Nizar IbrahimPaul C. SerenoDavid J. VarricchioDavid M. MartillDidier B. DutheilDavid M. UnwinLahssen BaidderHans C. E. LarssonSamir ZouhriAbdelhadi Kaoukaya – 10,3897 / zookeys.928.47517
  2. Sahara Desert Greening Due to Climate Change?“. News.nationalgeographic.com. Retrieved 2010-06-12
  3. Kevin White and David J. Mattingly (2006). Ancient Lakes of the Sahara 94 (1). American Scientist. pp. 58–65
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100 milioni di anni fa il Sahara era un luogo pericoloso, una pianura fertile abitata da predatori di ogni forma e dimensione. Dopo la pubblicazione del più grande studio paleontologico mai condotto sull'area: 100 milioni di anni fa, durante l'era dei dinosauri, era, secondo il primo autore dello studio Nizar Ibrahim, «il posto più pericoloso della storia del Pianeta».
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