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Nuova frattura della placca oceanica davanti al Portogallo

Uno studio sui dati delle onde sismiche di un terremoto del 1969, che si è verificato sui fondali dell’Atlantico, davanti al Portogallo, suggerisce che stia nascendo una nuova placca tettonica. La tettonica delle zolle è l’ormai assodata teoria che vuole che la litosfera della Terra (costituita dalla parte superficiale del mantello, che è solido, e dalla crosta, anch’essa solida) sia suddivisa in tante placche che si muovono le une rispetto alle altre, a volte generando terremoti, anche di elevata intensità, e la formazione di vulcani.

subduzione
L’illustrazione mostra una zona di subduzione in cui una placca oceanica scorre al di sotto di un’altra placca. Gli studi sull’attività tettonica al largo della costa del Portogallo potrebbero rivelare la nascita di una nuova zona di subduzione. Illustrazione di National Geographic; grafica: Tomáš Müller; graphic editor: Manuel Canales, Matthew Chwastyk; ricerca: Ryan Williams

La Terra è composta da una quarantina di zolle, tra grandi e piccole, e poiché i fenomeni che governano la formazione delle placche rispettano tempi geologici, ossia  milioni, se non decine di milioni di anni, era difficile ipotizzare che nel breve corso della vita umana si potesse assistere alla nascita di una nuova placca tettonica – anche se alcuni segnali di un tale fenomeno erano stati riscontrati alcuni anni fa all’interno della placca indo-australiana, ma senza conferma. Adesso però ci sono importanti indizi che suggeriscono che stia nascendo una nuova placca vicino al Portogallo.

L’ipotesi è stata avanzata dal geologo João Duarte, dell’Istituto Dom Luiz dell’Università di Lisbona, durante l’annuale assemblea della European Geoscience Union. Secondo Duarte la parte inferiore della placca euroasiatica, al largo della costa del Portogallo, sembra essersi scollata da quella superiore: questo potrebbe essere l’inizio di un moto che la porterebbe a subdurre, ossia a scorrere al di sotto del resto della placca euroasiatica che le sta dinnanzi

placca tettonica
Oggi l’Eurasia comprende la parte orientale dell’Oceano Atlantico, l’Europa e una parte dell’Asia. Se l’potesi di Duarte è corretta, nell’area indicata con il numero 1 si starebbe formando una zona di subduzione, col risultato che (tra 100-150 milioni di anni) Europa e Canada saranno molto più vicine di quanto siano oggi.

A questa ipotesi il ricercatore è giunto dopo aver analizzato i dati di un forte sisma avvenuto nella piana oceanica davanti al Portogallo nel 1969. Il sisma si è verificato in un’area marina caratterizzata da una grande pianura, dove non sono note delle faglie, ossia delle fratture della crosta che si possono muovere, e dunque la causa del sisma doveva essere ricercata al di sotto della crosta marina.

tettonica movimenti delle placche
Clicca sull’immagine per ingrandirla – Le aree di subduzione sono quelle dove una placca si infila sotto un’altra: qui si verificano terremoti e nascono vulcani. È possibile che una nuova zona di subduzione si stia formando in prossimità del Portogallo.

Analizzando le onde sismiche prodotte dal terremoto, Chiara Civiero Università di Lisbona) aveva scoperto, già nel 2018, che al di sotto della grande pianura marina, chiamata Horseshoe, vi era un’insolita massa, più densa rispetto alle aree circostanti, che nell’interpretazione di Duarte sarebbe dovuta allo scollamento della parte inferiore della litosfera che avrebbe iniziato il suo cammino di subduzione.

Se così fosse saremmo di fronte, per la prima volta, alla nascita di una nuova placca che potrebbe portare a un avvicinamento dell’Europa al Canada, come lo stesso Duarte aveva ipotizzato con uno studio del 2016 pubblicato su Geological Magazine, della Cambridge University Press.

Un’ipotesi verosimile, ma ancora tutta da verificare. Innanzi tutto sarà necessaria una pubblicazione scientifica che spieghi in dettaglio come Duarte è giunto a tale conclusione… e saranno necessari milioni di anni prima di vedere nascere, in prossimità del Portogallo, i nuovi vulcani che sempre si formano là dove una placca va in subduzione sotto un’altra.

Tettonica delle placche

Nel 1911, l’astronomo e meteorologo tedesco Alfred Wegener, leggendo un articolo che riportava la notizia del ritrovamento delle stesse specie fossili sulle coste dell’Africa e dell’America del Sud, intuì che i continenti si muovono sulla superficie terrestre e che un tempo erano uniti in un super continente dove gli animali potevano spostarsi liberamente. Egli, pur trovando altre prove scientifiche a sostegno della sua “teoria della deriva dei continenti”, non riusciva a spiegarne la causa. Bisognerà aspettare il 1928, quando il britannico Arthur Holmes suggerì che le zolle fossero mosse dai moti convettivi all’interno della Terra: nasceva la tettonica delle placche. Da qui a capire che la litosfera era prodotta della risalita dei magmi dalle dorsali medio-oceaniche il passo fu breva (Harry Hammond Hess, ipotesi dell’espansione dei fondi oceanici, 1960), ma bisognava spiegare dove andava a finire tutta quella roccia: in effetti, il pianeta avrebbe dovuto ingrandirsi per la quantità di litosfera prodotta dagli oceani, ma nessuno si era mai accorto che il volume della Terra aumentava.

Margini divergenti
Margini divergenti (costruttivi)

La soluzione è semplice: tanta litosfera è creata dalle dorsali quanta ne è consumata e distrutta nelle fosse oceaniche. In questo modo il volume del pianeta è salvo. Le fosse oceaniche sono i luoghi del pianeta dove le zolle si scontrano (margini convergenti). Quando questo avviene, la placca oceanica, densa e pesante, finisce sotto quella continentale, più leggera, e sprofonda nel mantello terrestre, dove viene riassorbita e riciclata.

La zolla oceanica avrebbe una densità molto simile a quella del mantello se non fosse più fredda, e dunque, più densa, cola a picco facendo naufragio nel sottostante mantello caldo. Il processo di lenta discesa di una placca all’interno del pianeta si chiama subduzione.

tettonica delle placche
L’oceano Atlantico è sede di un margine divergente che da luogo alla dorsale medio-oceanica atlantica. L’oceano Pacifico invece è sede di margini convergenti, come quello tra il continente sudamericano e la placca di Nazca lungo la fossa Perù-Cile. M.Pregliasco

Quindi la litosfera viene creata e si accresce lungo le dorsali, ossia lungo i margini divergenti delle placche (che per questo motivo sono anche chiamati margini costruttivi) e si muove verso i margini continentali di tipo convergente (chiamati anche margini distruttivi) per essere inghiottita dalla subduzione nelle fosse.

Ovviamente, può accadere che a entrare in collisione siano due zolle oceaniche: in questo caso, una delle due andrà in subduzione è sarà riassorbita nel mantello.

Cause dei movimenti: Occorre comprendere perché le placche possono muoversi dando origine a tutti i fenomeni finora elencati. A tal proposito è importante ricordare che la terra emette continuamente calore, a riprova dell’esistenza di un nucleo interno molto caldo.

L’origine di questo flusso termico va ricercata nel fenomeno della radioattività; si presume che nel mantello e nel nucleo terrestre abbondino elementi radioattivi come l’Uranio 238 e/o il Torio 232 che decadono emettendo particelle la cui energia cinetica si tramuta in calore. Quindi dall’interno del pianeta si diparte il calore generato che si trasmette agli strati superiori per convezione.

National Geographic La deriva dei continenti

Il ciclo di Wilson

Fosse e dorsali non sono strutture stabili, c’è una continua evoluzione che si spiega nella seguente maniera. Una fossa può essere sostituita e distrutta da un’altra, mentre la risalita del magma attraverso una dorsale può arrestarsi e condurla all’arresto completo. Una nuova dorsale può nascere nel bel mezzo di un continente oppure in un mare di piccole dimensioni: quando grandi masse di materiale caldo in risalita giungono in prossimità della litosfera, la stessa può fratturarsi dando origine ad un embrione di dorsale, ad esempio la già citata Rift Valley (in Africa), testimoniata da una lunga spaccatura con i bordi molto scoscesi e strutturati a “gradinate”.

Pangea
Il supercontinente denominato Pangea, risalente a 250 milioni di anni fa

In seguito la lava inizia a fuoriuscire formando nuova crosta oceanica, mentre i margini dei due nuovi continenti si allontanano fra loro. Le acque invadono rapidamente la depressione: questo è il cosiddetto stadio giovanile di un oceano.
In ultimo vi è lo stadio di maturità: lungo i margini dell’ormai ampio bacino oceanico si accumulano i detriti che vanno a formare la scarpata oceanica, confine fra crosta oceanica e crosta continentale. Il processo si può anche invertire: i continenti possono riavvicinarsi e, scontrandosi, dar luogo al fenomeno dell’orogenesi.

Questo fenomeno è noto come “ciclo di Wilson”, grazie a cui si è potuti risalire ad antiche disposizioni continentali, come i supercontinenti Pangea (250 milioni di anni fa) e Rodinia (750 milioni di anni fa). Secondo questa teoria ci sarebbe la ciclica formazione di un supercontinente che poi tende a smembrarsi e ricomporsi in seguito, in un lasso di tempo stimato in circa 500 milioni di anni.

 

Riferimenti e  approfondimenti

  1. Bosellini A. (2005). Storia geologica d’Italia. Zanichelli – ISBN 88-08-07527-3
  2. Brahic, Tapponier, Brown, Girardon 2001. Intervista con la Terra. Salani editore – ISBN 88-8451-266-2
  3. Bosellini A. (2011). La Terra dinamica. Zanichelli – ISBN 978-88-08-06707-4
  4. Kearay Philip, Vine Frederik. Tettonica Globale, Zanichelli, 1994, ISBN 88-08-09852-4
  5. Pompeo Casati. Scienze Della Terra 1, Città Studi, 1996, ISBN 0-521-78237-6
  6. Eduardo Garzanti, “Scienze Della Terra”, Vallardi editore, 2007, ISBN 978-88-7887-033-8
  7. Geoffrey Davies. Dynamic Earth, Cambridge University Press, 1999, ISBN 0-521-59933-4
  8. Aldo Acquati, Carmen De Pascale, Flora Scudieri, Valeria Semini. “La mela di Newton vol.d”, Loescher editore, 2008, ISBN 978-88-201-3210-1

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