Nel Borneo scoperte le più antiche pitture rupestri esistenti, secondo i ricercatori hanno 44mila anni

Risale a 44.00 anni la più antica scena di caccia mai scoperta. Rappresenta figure umane dalle teste di animali accanto a maiali e bufali, è stata scoperta in una grotta in Indonesia ed è descritta sulla rivista Nature dal gruppo dell’australiana Griffith University guidato dagli archeologi Maxime Aubert e Adam Brumm.

I dettagli del nuovo ritrovamento sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature e stanno facendo molto discutere i paleoantropologi, perché potrebbe portare a una revisione delle ipotesi formulate finora sul modo in cui gli esseri umani si diffusero attraverso il nostro pianeta decine di migliaia di anni fa.

Tutto cominciò nel dicembre di un paio di anni fa, quando l’archeologo e speleologo indonesiano Pak Hamrullah notò un’apertura verso una caverna inesplorata a Sulawesi, una delle isole più grandi dell’Indonesia. Si avventurò al suo interno e con sua grande sorpresa notò la presenza di alcune pitture su una parete di roccia. Osservandola meglio, si accorse che mostrava un’intera scena e inizialmente pensò che potesse trattarsi della rappresentazione di una battuta di caccia. Gli esseri umani mostrati avevano però caratteristiche di animali, come becchi e code, forse a simboleggiare alcune divinità o esseri soprannaturali immaginati da chi aveva dipinto la parete decine di migliaia di anni fa.

Nella scena sono mostrati animali che assomigliano agli odierni cinghiali e piccoli bovini (anoa di montagna) che vivono nelle aree selvatiche di Sulawesi. Sono accompagnati da otto figure umane, che tengono in mano bastoni e corde, e con strane caratteristiche. Una sembra avere una coda, mentre altre hanno bocche strane, che ricordano il becco degli uccelli.

pitture rupestri
Mappatura di parte delle pitture rupestri nella grotta di Sulawesi – clicca per ingrandire (Maxime Aubert et al., Nature)

I ricercatori ipotizzano che si tratti di teriomorfismo, cioè di figure che ricordano divinità con forme di animale. Per lungo tempo fu un tratto comune tra diverse popolazioni e civiltà, anche molto più recenti di quelle che dipinsero la caverna, se pensiamo per esempio alla religione degli antichi egizi con le loro numerose divinità con fattezze animali.

Per datare le pitture rupestri indonesiane, i ricercatori hanno rimosso delicatamente alcuni frammenti dalla parete nella caverna, avendo cura di selezionare un punto in cui fossero presenti piccole escrescenze minerali sui dipinti, formatesi nel corso dei millenni in seguito alle infiltrazioni d’acqua. Le escrescenze conservavano al loro interno tracce di uranio, elemento radioattivo che col passare del tempo decade in torio, un altro elemento chimico. Confrontando la quantità di uranio e di torio, i ricercatori hanno potuto stimare con una buona approssimazione l’età dei dipinti sotto le escrescenze, essendo queste ultime per forza successive alle pitture.

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Parte delle pitture rupestri nella grotta di Sulawesi – clicca per ingrandire (Maxime Aubert et al., Nature)

L’analisi ha concluso che i disegni abbiano circa 44mila anni, quindi di quattro millenni più antichi rispetto ad altre illustrazioni trovate in altre aree dell’Indonesia e di 20mila anni più vecchi rispetto alle pitture di scene di caccia trovate in Europa e sulle quali c’è un buon consenso circa la datazione. L’anno scorso alcuni ricercatori dissero di avere trovato disegni risalenti a 65mila anni fa in un complesso di caverne in Spagna, ma attribuiti ai Neanderthal e non agli Homo sapiens (sulla datazione effettiva non c’è ancora un consenso diffuso nella comunità scientifica).

Insieme a Maxime Aubert della Griffith University di Nathan (Australia) e ad altri colleghi, Hamrullah ha trascorso gli ultimi cinque anni esplorando decine di caverne a Sulawesi, trovando numerosi reperti e oggetti utilizzati per decorare le pareti di roccia. L’ipotesi è che le prime popolazioni umane giunsero sull’isola circa 50mila anni fa, ma che non fossero imparentate con i sulawesiani moderni, la cui provenienza derivò dalle migrazioni avvenute dall’Australia tra i 3.500 e i 4mila anni fa.

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(Maxime Aubert et al., Nature)

La datazione delle pitture rupestri, se confermata, ci dice che le prime popolazioni arrivate a Sulawesi avevano già sviluppato la capacità di immaginare elementi di fantasia, un importante progresso nelle capacità cognitive e in quella di immaginare elementi fantastici per lo sviluppo della spiritualità e della religione. La datazione a 44mila anni fa implicherebbe che queste capacità fossero già piuttosto diffuse tra le popolazioni umane (in anticipo rispetto a quanto ipotizzato da altre ricerche) che lasciarono l’Africa iniziando a popolare altre parti del mondo.

“Queste immagini potrebbero essere la prima prova della nostra capacità di concepire cose che non esistono nel mondo naturale, un concetto che è alla base della religione moderna”, osserva Brumm. “I teriantropi – aggiunge – sono presenti nel folklore o nella narrativa di quasi tutte le società moderne e sono percepiti come esseri ancestrali in molte religioni in tutto il mondo. Sulawesi ospita l’immagine più antica di questo tipo, precedente all’Uomo-leone di Hohlenstein Stadel, in Germania, una statuetta raffigurante un uomo dalla testa di leone realizzata 40.000 anni fa e considerata finora la più antica del genere”.

 

Riferimenti e approfondimenti

  1. Earliest hunting scene in prehistoric art – Published: 
  2. Is this cave painting humanity’s oldest story? – Nature,  
  3. Aubert, M. et al. Nature http://doi.org/10.1038/s41586-019-1806-y (2019).

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