L’uragano Dorian verso il South Carolina

Dorian è attualmente in corsa verso il South Carolina. La tempesta di categoria 4 ha venti con velocità massime di 260 Km/h. Si prevede che diventerà ancora più forte, il suo centro attraverserà le Bahamas prima di costeggiare la costa orientale della Florida nei primi giorni della prossima settimana. Lo stato di emergenza è stato dichiarato in Florida, dove i residenti sono stati invitati a immagazzinare cibo, acqua e medicine sufficienti per almeno una settimana. I meteorologi avvertono che Dorian potrebbe essere la peggiore tempesta della regione da quando l’uragano Andrew di categoria cinque ha ucciso 65 persone e distrutto 63.000 case nel 1992.

dorian satellite
L’uragano Dorian visto dal satellite GOES East della NOAA il 26 agosto, mentre si trovava sopra alle Barbados ed era ancora soltanto una tempesta tropicale.

Gli uragani, la cui forza può variare dalla categoria 1 alla 5 sulla scala Saffir-Simpson, tendono a diventare più forti mentre si muovono su acque calde come quelle al largo della Florida. Entro la metà della prossima settimana, i meteorologi prevedono che Dorian si sposterà verso est, mettendo a rischio le coste della Georgia e della Carolina del Sud.

“Si prevede che Dorian rimanga un uragano estremamente pericoloso mentre si sposta vicino alle Bahamas nord -occidentali, avvicinandosi alla penisola della Florida all’inizio della prossima settimana”, ha detto il NHC.

Il NHC ha avvertito che Dorian potrebbe causare “danni incredibilmente catastrofici”. Per i residenti della Georgia e della Carolina del Sud è stato detto di tenere d’occhio le previsioni mentre Dorian si spostava verso la costa degli Stati Uniti. Il percorso esatto di Dorian verso la Florida rimane incerto, ma milioni di persone potrebbero essere colpite, così come le attrazioni turistiche come Walt Disney World e il resort Mar a Lago del presidente Donald Trump.

Si prevede che Dorian farà cadere fino a 30 cm di pioggia nelle coste degli Stati Uniti. Le maree nella regione sono già ai livelli più alti dell’anno. Una luna nuova, unita al prossimo equinozio d’autunno, ha creato quelle che sono conosciute in Florida come “maree reali”. È probabile che queste aggravino la situazione con livelli pericolosi di alluvioni, avvertono i meteorologi.

Uragano Dorian

ll presidente Donald Trump si mantiene in contatto diretto con le autorità locali e segue gli sviluppi da Camp David, dove fa il punto con la Federal Emergency Managament Agency, la protezione civile americana. «Dorian potrebbe essere devastante» avverte il presidente, non dicendosi preoccupato per Mar a Lago, la Casa Bianca d’Inverno. Il resort del presidente è infatti nel mirino di Dorian, ma il tycoon non sembra agitato: «È una struttura forte, ce la farà».

Le due centrali nucleari della Florida sono pronte a chiudere i battenti e fermare tutte le operazioni nel caso in cui fosse confermata la traiettoria di Dorian, che al momento sembrerebbe colpirle anche se non direttamente. Molte università hanno sospeso le lezioni e chiuso almeno fino a martedì. Tutti sono insomma con il fiato sospeso e attendono di capire come e quanto ancora si rafforzerà Dorian. E, soprattutto, si preparano alla conta dei danni, stimati al momento fra i 18 e i 20 miliardi di dollari.

Come si forma un uragano?

L’uragano è senza dubbio il peggior fenomeno meteorologico che si possa incontrare. Non a caso l’etimologia del termine deriva dalla parola caraibica “hurican” che in indigeno sta ad indicare il dio del male.

In realtà, a seconda della zona in cui si verifica, esso assume nomi differenti, tra cui quello più comunemente usato di “ciclone”, derivato dalla parola greca “kuklos” – cioè “circolare” – diffuso a partire dalla metà del XIX secolo per identificare gli uragani dell’Oceano Indiano. Con lo stesso termine di “uragano”, si usa indicare anche venti dalla portata devastante, cioè quelli al dodicesimo posto nella scala di misurazione di “Beaufort”.

Un uragano è quindi un enorme ciclone, un vortice di bassa pressione caratterizzato da fronti temporaleschi che seguono un movimento rotatorio a spirale; un evento che dà origine alla formazione di violente precipitazioni e venti intensissimi. Il fenomeno è tipico delle latitudini tropicali – a circa 10° di distanza dall’equatore – e si manifesta in presenza degli Oceani; quando avviene in corrispondenza dell’Atlantico e del Pacifico settentrionale – a oriente della linea immaginaria del cambiamento di data – esso prende il nome di “Uragano Atlantico”; se colpisce le regioni asiatiche si usa definirlo semplicemente “tifone”.

Le cause e la formazione dei cicloni tropicali sono oggetto tuttora di ricerche scientifiche e non sono ancora perfettamente chiare. Comunque si è compreso che sono necessari almeno cinque fattori concomitanti:

  1. Temperatura del mare al di sopra di 26,5 °C dalla superficie fino a una profondità di almeno 50 m per garantire un apporto duraturo di energia.
  2. Condizioni nell’atmosfera superiore tipiche della formazione di temporali. La temperatura dell’atmosfera deve diminuire rapidamente con l’altezza e la media troposfera deve essere relativamente umida.
  3. Una perturbazione meteorologica preesistente, di solito un fronte tropicale, perturbazione temporalesca priva di rotazione che attraversa gli oceani tropicali.
  4. Una distanza di circa 10° o più in latitudine dall’Equatore, in modo che l’effetto Coriolis sia abbastanza importante da innescare la rotazione del ciclone. (La più forte tempesta tropicale di tipo ciclonico che non ha rispettato questo limite è stato l’uragano Ivan, nel 2004, che ha avuto origine alla latitudine di 9,7°N.)
  5. Assenza o presenza ridotta di componenti di ‘taglio nel vento’ (shear ovvero cambiamenti importanti di velocità o direzione del vento con la quota). Questi cambiamenti possono spezzare la struttura verticale di un ciclone tropicale.

Tuttavia, esistono casi di cicloni tropicali che si sono formati senza rispettare tutte le condizioni suddette. In particolare la formazione di numerosi cicloni tropicali su acque molto inferiori ai 26 °C (19-24 °C) mette in serio dubbio la robustezza del primo fattore descritto, quello di una costante temperatura marina di almeno 26 °C.

Soltanto alterazioni ben specifiche della condizione meteorologica possono portare alla formazione di cicloni tropicali, tra queste:

  1. Onde tropicali, o ondulazioni degli alisei che, come accennato sopra, si muovono verso ovest, spostando zone di venti convergenti. Questo spesso conduce alla formazione di temporali che talvolta possono essere all’origine di cicloni tropicali. Un fenomeno simile alle onde tropicali sono le perturbazioni dell’Africa occidentale, che nascono sul continente spostandosi in seguito in direzione dell’Atlantico occidentale.
  2. Depressioni tropicali della troposfera superiore, che sono minimi di pressione ad alta quota con interno freddo. Si può formare un ciclone tropicale a interno caldo quando una di queste depressioni occasionalmente si fa strada fino ai livelli di bassa quota, producendo convezione in profondità.

 

Riferimenti e approfondimenti

  1. Revisiting the 26.5°C Sea Surface Temperature Threshold for Tropical Cyclone Development, su journals.ametsoc.org
  2. National Hurricane Center: HURRICANE ALEX 
  3. Lorenzo Tucci, I cicloni e i cambiamenti climatici, Museo tridentino di storia naturale.

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