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L’atmosfera della Terra, evoluzione e cambiamenti climatici

Dal livello del mare all’ultimo e più lontano atomo di idrogeno della geocorona: ecco com’è fatta l’atmosfera del nostro pianeta, il curioso andamento delle sue temperature e i modi in cui la suddividiamo.

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|NASA / ELAB. VADIM SADOVSKI / VIA SHUTTERSTOCK

La parte respirabile dell’atmosfera della Terra è una pellicola molto sottile: se il nostro pianeta fosse una sfera di 12 metri di diametro (anziché 12.000.000 di metri, 12.000 km), la pellicola respirabile sarebbe spessa 4 millimetri. Sono approssimazioni, naturalmente, ma è un fatto che la maggior parte di noi si troverebbe in grosse difficoltà attorno ai 4.000-4.500 metri d’altezza (ben prima di arrivare in cima al Monte Bianco), se non debitamente preparata o equipaggiata, perché a quella quota l’ossigeno è già troppo rarefatto. Ci sono, è vero, anche pochi super atleti capaci di arrivare senza bombole fino in cima all’Everest, a 8.848 metri sul livello del mare (Reinhold Messner e Peter Habeler sono stati i primi, nel 1978), ma sono appunto pochi e super allenati.

L’atmosfera respirabile è un mix di azoto (78%), ossigeno (21%), argon (0,9%) e poi tracce di anidride carbonica, idrogeno e altri elementi

La parte respirabile è però solo una piccola frazione di quella che dobbiamo considerare “atmosfera”, che nella sua totalità è uno strato gassoso di composizione variabile (a seconda dell’altezza) che si estende in modo asimmetrico addirittura fin oltre la Luna.

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La geocorona, in base alla revisione dei dati raccolti tra 1996 e il 1998 dal telescopio spaziale Solar and Heliospheric Observatory (SOHO). Clicca sull’immagine per ingrandirla.

Uno studio recente, pubblicato su JGR: Space Physics, condotto sui dati raccolti tra 1996 e il 1998 dallo strumento Solar Wind Anisotropies (SWAN) del telescopio spaziale Solar and Heliospheric Observatory (SOHO), dimostra infatti che si possono rilevare particelle della nostra atmosfera (meno di 0,02 atomi di idrogeno per centimetro cubo) fino a 630.000 km dal pianeta. È la geocorona: nulla di neanche lontanamente respirabile, ma pur sempre particelle di Terra.

DI QUANTI E QUALI STRATI È FATTA LA NOSTRA ATMOSFERA?
Una prima sintesi. Questo involucro gassoso è un insieme regioni dai confini decisamente fluidi, che suddividiamo in due parti principali.

1: bassa atmosfera. Dalla superficie del pianeta e fino a circa 100 chilometri di altezza abbiamo la bassa atmosfera, detta anche omosfera perché la sua composizione chimica è abbastanza omogenea: i moti dell’aria in questa regione rimescolano i gas mantenendo più o meno costante il rapporto tra i suoi vari costituenti.

2: alta atmosfera. Al di sopra dei 100 chilometri c’è l’alta atmosfera, detta anche eterosfera perché non è uniforme: i gas sono estremamente rarefatti e sono stratificati a seconda della loro densità.

Vi sono però anche suddivisioni basate su criteri differenti. In base all’andamento della temperatura con l’aumentare dell’altezza, l’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO: World Meteorological Organization) identifica cinque strati: troposfera, stratosfera, mesosfera, termosfera, esosfera. In base invece alle caratteristiche elettriche e magnetiche, dividiamo la parte superiore dell’atmosfera in ionosfera e magnetosfera.

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Illustrazione schematica dei livelli dell’atmosfera della Terra e dell’andamento delle temperature in funzione dell’altezza. A destra, il modo in cui occupiamo queste regioni e alcuni dei fenomeni che vi accadono.

IN DETTAGLIO: I PRIMI 100 KM

Le variazioni della temperatura nella bassa atmosfera, all’aumentare dell’altezza, seguono un andamento irregolare. Partendo dalla superficie del pianeta, la temperatura, che per convenzione ha, al suolo, un valore medio globale di 15 °C, decresce velocemente fino a circa -50 °C a 20 chilometri di quota. Più sopra la temperatura prende invece a crescere e raggiunge i +17 °C poco sopra i 50 chilometri; continuando a salire la temperatura torna nuovamente a scendere e a circa 90 chilometri di altezza (quasi al limite della bassa atmosfera) siamo a -73 °C.

Le tre zone definite dalle temperature sono (dal basso verso l’alto): troposfera, stratosfera e mesosfera. I confini tra l’una e l’altra, sempre fluidi, sono le pausetropopausa (tra troposfera e stratosfera), stratopausa (tra stratosfera e mesosfera) e mesopausa (tra bassa e alta atmosfera).

La troposfera: è la parte più bassa, a contatto con la superficie terrestre. In questa per noi delicata regione si trovano circa i 3/4 del totale dei gas atmosferici e praticamente tutto il vapore acqueo. Il suo spessore non è omogeneo attorno alla Terra: va da un minimo di circa 6-8 chilometri sopra i poli fino a circa 18 chilometri sopra l’equatore. Il suo limite superiore è rappresentato dal cosiddetto minimo termico(-50 °C) della tropopausa.

Nella troposfera si verificano movimenti di grandi masse di aria in senso orizzontale (i venti) e verticale (le correnti ascensionali): il nome di questa regione, che deriva dal greco trópos (rivolgimento), indica proprio questa caratteristica. I venti si muovono su distanze rilevanti, anche di migliaia di chilometri, mentre le correnti ascensionali sono limitate allo spessore della troposfera stessa.

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Un’immagine storica reinterpretata alla luce delle nuove conoscenze: la Terra e la geocorona (il suo involucro di idrogeno) in una foro all’ultravioletto scattata dalla Luna nel 1972, dagli astronauti dell’Apollo 16.

I limiti fisici del corpo umano

La stratosfera: sopra la tropopausa comincia uno strato atmosferico relativamente “tranquillo” fino a circa 50 chilometri di altezza (dove termina nella stratopausa): i movimenti verticali dell’aria sono rari, perciò questa parte dell’atmosfera si presenta (appunto) stratificata. In questa regione la quantità di vapore acqueo è molto bassa e solo in rare occasioni si sono viste, a 20-­30 chilometri d’altezza, sottili formazioni iridescenti chiamate nubi madreperlacee, formate probabilmente da aghetti minuti di ghiaccio.

La temperatura alla base della stratosfera si mantiene più o meno uguale a quella della regione di confine sottostante (la tropopausa) fino a circa 20 chilometri di quota (dalla superficie terrestre), per poi cominciare a salire con un gradiente variabile (a balzi) da 0,1 a 0,3 °C ogni 100 metri finché, nella regione di confine superiore, la stratopausa (a 50 chilometri circa dalla superficie), si hanno circa 17 °C.

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Le mappe dinamiche dell’atmosfera della Terra: le simulazioni realizzate dalla Nasa sui dati dei satelliti in orbita. | NASA

Il meccanismo che, salendo di quota, porta da 50 gradi sottozero a +17 °C non è del tutto chiaro, ma l’ipotesi più condivisa imputa il fenomeno alla concentrazione relativamente alta di ozono (trioxygen nella nomenclatura IUPAC) nella regione centrale della stratosfera – che per questo prende il nome di ozonosfera. L’ozono è ossigeno triatomico (O3), costituito cioè da tre atomi di ossigeno – anziché da due, come nell’aria che respiriamo. È un gas instabile, che si forma e si scinde per interazione con le radiazioni ultraviolette della luce solare sull’ossigeno molecolare (O2) in un processo continuo che rilascia calore – e che perciò sarebbe l’origine dell’aumento di temperatura di questa regione dell’atmosfera.

La mesosfera: sopra alla stratosfera e alla stratopausa c’è infine la mesosfera, che termina poco oltre i 90 chilometri di quota nella mesopausa: quest’ultima fa separazione tra la bassa atmosfera e l’alta atmosfera. Nella mesosfera la temperatura nuovamente decresce con l’altezza fino a circa -73 °C al suo livello più alto. Attorno ai 70-80 chilometri di altezza o poco più possono formarsi le sottili e brillanti nubi nottilucenti, che testimoniano sporadici fenomeni di rimescolamento anche in quella regione estremamente rarefatta dell’atmosfera.

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Un’immagine storica reinterpretata alla luce delle nuove conoscenze: la Terra e la geocorona (il suo involucro di idrogeno) in una foro all’ultravioletto scattata dalla Luna nel 1972, dagli astronauti dell’Apollo 16.

OLTRE I 100 KM: L’ALTA ATMOSFERA. L’alta atmosfera si presenta non omogenea nella composizione chimica perché i gas che la costituiscono tendono a stratificarsi a seconda della loro densità.

Tra i 100 e i 200 chilometri di quota è predominante l’azoto molecolare (N2); tra i 200 ed i 1.100 chilometri abbiamo fondamentalmente ossigeno monoatomico (O) prodotto dalla scissione delle molecole di ossigeno biatomico (O2) per interazione con la radiazione solare; tra i 1.100 e i 3.500 chilometri abbiamo lo strato dell’elio (He); infine, sopra i 3.500 chilometri e (come abbiamo scoperto di recente) fino a circa 630.000 chilometri abbiamo idrogeno (H), in concentrazioni sempre più basse finché quella che abbiamo fin qui chiamato atmosfera della Terra si stempera definitivamente nel vuoto interplanetario.

Nell’alta atmosfera la temperatura riprende a crescere regolarmente, tanto che si distingue una termosfera, fino a 400-500 chilometri di quota, e una esosfera, che arriva fino al limite più periferico dell’atmosfera.

In questa regione si superano i 1500 °C nella parte più alta, ma il significato di temperatura non è quello che usiamo nella quotidianità: è una temperatura cinetica, ossia una misura dell’energia cinetica media delle molecole del gas rarefatto di quelle altezze. Un ipotetico termometro posto a 200 km di altezza segnerebbe invece una temperatura di molto inferiore ai 0 °C. Un semplice esperimento può aiutare a visualizzare il fenomeno: se accendiamo un fiammifero in una cella frigorifera, la fiamma sarà ovviamente molto calda, ma “lo spazio” circostante sarà comunque sottozero.

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Il campo magnetico si estende per molte migliaia di chilometri oltre la superficie terrestre: circonda e protegge il pianeta, per esempio dal vento solare, che investe la magnetosfera a 700 km al secondo. Per approfondire: il polo nord magnetico si sposta più velocemente che in passato. | DTU SPACE

ALTRE SUDDIVISIONI: IONOSFERA E MAGNETOSFERA
La descrizione finora fatta delle regioni dell’atmosfera si basa sulla composizione chimica e sulle variazioni di temperatura. Un’altra proprietà fisica dell’atmosfera è la presenza, soprattutto dai 100 km in su, di piccole quantità di particelle elettricamente cariche. Da questa “struttura elettrica” dipendono le aurore boreali, la riflessione delle onde radio e le interazioni con il vento solare, che fluisce dal Sole nello Spazio interplanetario in cui la Terra stessa si muove.

Le particelle ionizzate al di sopra degli 80 chilometri permettono di definire la regione detta ionosfera, comprendente la parte più alta della bassa atmosfera (la mesopausa) e l’alta atmosfera fino a circa 500 chilometri di quota. Oltre i 500 chilometri entriamo invece nella magnetosfera, la regione di influenza del campo magnetico della Terra, che ha forma allungata e asimmetrica perché plasmata dalla pressione del vento solare.

L’atmosfera: struttura e composizione – IlSignoreDelleScienze

Evoluzione dell’atmosfera terrestre

L’attuale composizione chimica dell’atmosfera è il risultato di un’evoluzione della stessa sin dai tempi primordiali: l’attività vulcanica, la fotosintesi, l’azione della radiazione solare, i processi ossidativi e l’attività microbica hanno modificato nel tempo la composizione fino al raggiungimento dell’equilibrio attuale.

La prima atmosfera creatasi intorno al pianeta Terra durante la sua formazione era probabilmente costituita dai gas presenti nella nebulosa che ha dato origine al sistema solare, attratti dalla forza di gravità del neonato pianeta. Questa atmosfera doveva essere costituita principalmente da idrogeno (H2), insieme con altri gas come vapore acqueo (H2O), metano (CH4) e ammoniaca (NH3). Dal momento in cui il vento solare del neonato Sole ha spazzato via quel che rimaneva della nebulosa solare, però, con ogni probabilità questa atmosfera primaria è stata spazzata via anch’essa.

La seconda atmosfera del nostro pianeta potrebbe essersi formata dai gas rilasciati, tramite reazioni chimiche, dai materiali solidi che componevano il neonato pianeta Terra. Se la miscela di gas rilasciati era simile a quella rilasciata attualmente dal magma durante le eruzioni vulcaniche, questa atmosfera primordiale avrebbe dovuto essere composta principalmente da vapore acqueo (H2O), azoto (N2) e anidride carbonica (CO2). Modelli alternativi, basati sullo studio dei gas rilasciati dall’impatto dei meteoritisulla Terra in formazione, portano a descrivere un’atmosfera primordiale composta da metano (CH4), idrogeno (H2), vapore acqueo (H2O), azoto (N2) e ammoniaca (NH3).

In seguito al grande impatto che, secondo le teorie più accreditate, ha dato origine alla Luna, l’atmosfera terrestre deve aver subito notevolissimi cambiamenti. Molte rocceprovenienti sia dalla Terra sia dal corpo impattante evaporarono, e questo vapore andò ad aggiungersi ai gas presenti nell’atmosfera terrestre per molti anni. Il raffreddamento a seguito del grande impatto portò le sostanze a più alto punto di ebollizione a condensare, formando un oceano di magma sovrastato da un’atmosfera ricca di idrogeno (H2), monossido di carbonio (CO), vapore acqueo (H2O) e anidride carbonica (CO2). Successivamente, con l’abbassarsi della temperatura, l’oceano di magma si solidificò, e anche il vapore acqueo poté condensare e formare gli oceani, al di sotto di una densa atmosfera di anidride carbonica. Questa, col passare del tempo, reagì con le rocce dei fondali oceanici formando carbonati, che vennero via via subdotti dall’attività tettonica. Nel giro di 20 – 100 milioni di anni dall’impatto, la maggior parte dell’anidride carbonica presente sarebbe così stata sequestrata all’interno del mantello.

Nell’eone Archeano, l’atmosfera era probabilmente composta da azoto (N2) e circa 10% di anidride carbonica (CO2), insieme vapore acqueo (H2O) e a modeste quantità (0,1% o più) di idrogeno (H2). Con l’avvento della vita e in particolare della metanogenesi, l’idrogeno è stato via via sostituito con metano (CH4), fino ad una concentrazione di almeno lo 0,1%. Il metano e l’anidride carbonica, attraverso l’effetto serra, avrebbero garantito una temperatura superficiale della Terra abbastanza alta da permettere agli oceani di rimanere liquidi, nonostante il Sole fosse meno luminoso di oggi.

Fino a 2,45 miliardi di anni fa l’atmosfera terrestre era priva di ossigeno (O2): la sua presenza nell’atmosfera moderna è dovuta alla fotosintesi operata inizialmente da cianobatteri, ai quali si sono poi aggiunte le alghe e le piante. Man mano che i primi organismi fotosintetici liberavano ossigeno, questo andava ad ossidare le rocce della superficie terrestre. Una volta esaurite le sostanze facilmente ossidabili, l’ossigeno ha iniziato ad accumularsi nell’atmosfera terrestre, inizialmente in modeste quantità, poi (a partire da 850 milioni di anni fa) la concentrazione di ossigeno è salita (con diverse fluttuazioni) fino ai valori attuali. L’avvento dell’ossigeno atmosferico, 2,45 miliardi di anni fa, ha probabilmente provocato l’ossidazione del metano atmosferico, e la conseguente diminuzione dell’effetto serra potrebbe aver provocato la glaciazione uroniana

Surriscaldamento globale

La composizione dell’atmosfera è cambiata molto nel corso della storia della Terra a causa di fattori geologici (emissioni vulcaniche, emissioni gas terrestri, assorbimento o emissioni degli oceani, ecc.) e biologici (attività batteriche, respirazione di piante e animali, attività degli organismi viventi, ecc.): con essa è cambiata anche la capacità dell’atmosfera di trattenere più o meno calore e l’effetto serra del pianeta ha subito una continua e lenta evoluzione. Anche l’uomo, come tutto il mondo biologico, con le sue attività (respirazione, coltivazione, allevamento, consumo di energia, bonifica delle paludi, salvaguardia degli ecosistemi, risanamento dei suoli, cementificazione, ecc.) influenza in molti modi l’ambiente in cui vive.

Secondo la teoria del surriscaldamento globale, l’attuale riscaldamento del clima terrestre ha sia una parte naturale dovuta alle normali variazioni climatiche, sia una parte artificiale dovuta all’azione umana: si ritiene che l’uomo incida sull’atmosfera apportando un aumento eccessivo di CO2 e metano (soltanto la metà della CO2 prodotta viene assorbita dai mari) e proprio questo aumento di gas è ritenuto responsabile della parte artificiale nell’aumento della temperatura terrestre.
Infatti una grande impennata nella concentrazione atmosferica di gas come CO2 e metano si è registrata con l’utilizzo di combustibili fossili, che ha intaccato le riserve geologiche di carbonio alterandone il ciclo, e con la maggior produzione di metano dovuta ad un’esplosione dell’allevamento di bestiame (suini e bovini) e delle colture a sommersione (per esempio il riso).
Anche prodotti di sintesi, quali i clorofluorocarburi (CFC) ed i perfluorocarburi, contribuiscono – oltre al noto problema del buco dell’ozono – all’intensificazione dell’effetto serra.

Una possibile importante fonte di rilascio del gas serra metano nell’atmosfera è il fondale oceanico quando è sottoposto al riscaldamento globale stesso.

Un rapporto stima che entro il 2052 la temperatura media del pianeta salirà di due gradi, mentre entro il 2080 il surriscaldamento raggiungerà i 2.8 gradi Celsius, con conseguenze potenzialmente drammatiche per l’ambiente e per lo stesso genere umano. Nel 2012 viene calcolato che la quantità di gas serra emessa in un anno è doppia rispetto a quella che può essere assorbita da foreste e oceani.

I Paesi che emettono la maggior parte dei gas serra sono i Paesi più industrializzati, Stati Uniti in testa, ma da alcuni anni il ruolo dei Paesi in via di sviluppo in quest’ambito sta crescendo in maniera esponenziale in relazione alla crescita della produzione interna, dell’approvvigionamento energetico e dell’accesso alle tecnologie 

Un primo tentativo di limitare l’alterazione climatica indotta dall’uomo è il Trattato delle Nazioni Unite sul clima (UNFCCC), stipulato nel 1992 a Rio. Esso vede nel Protocollo di Kyōto il primo strumento di attuazione di una politica ambientale più responsabile. Alcuni Paesi come gli Stati Uniti, pur avendo sottoscritto il Trattato hanno deciso di non aderire al Protocollo, inizialmente citando studi in cui si metteva in dubbio la responsabilità delle attività antropiche, poi, nel 2005, sostenendo che l’economia americana non sarebbe pronta ad effettuare la transizione verso un minore impatto ambientale. La sede dell’UNFCCC si trova a Bonn. L’ultimo atto della lotta alle emissioni di CO2 si è avuto al G20 dell’Aquila in cui si è deciso che i paesi industrializzati dovranno assumere la guida del processo per contribuire in maniera determinante alla riduzione delle emissioni di CO2 secondo una condivisione equilibrata delle responsabilità.

E … Abbiamo appena scoperto che l’atmosfera terrestre si estende oltre la luna

I ricercatori hanno fatto una scoperta incredibile. L’atmosfera esterna della Terra si estende molto più del previsto, arrivando a 630.000 chilometri, ovvero circa 50 volte il diametro del nostro pianeta. Ovviamente, non puoi respirare lì poiché l’atmosfera diventa più tenue più lontano dalla superficie terrestre che sei, ma questa scoperta ha implicazioni importanti per i viaggi nello spazio e gli osservatori dello spazio.

I risultati, riportati nel Journal of Geophysical Research: Space Physics , sono stati possibili grazie a decenni di osservazioni dell’OSA / NASA Solar and Heliospheric Observatory (SOHO). Le osservazioni sono state fatte in realtà decenni fa e possono essere fatte solo in determinati periodi dell’anno.

“La Luna vola attraverso l’atmosfera della Terra”, ha detto in una dichiarazione l’ autore principale Igor Baliukin, dell’Istituto di ricerca spaziale della Russia . “Non ne eravamo a conoscenza finché non abbiamo rispolverato le osservazioni fatte oltre vent’anni fa dalla sonda spaziale SOHO.”

I dati hanno mostrato che l’esosfera della Terra è leggermente più densa dello spazio interplanetario per una distanza significativa. Alla distanza della Luna, in media 384.000 chilometri di distanza, ci sono solo 0,2 atomi per centimetro cubo. A 60.000 chilometri dalla Terra, ci sono ancora 70 atomi di idrogeno per centimetro cubo e la densità scende solo a meno di 1 atomo per centimetro cubo a oltre quattro volte quella distanza. Nonostante la bassa densità, l’idrogeno interagisce con la luce solare, in particolare i raggi ultravioletti. Questa emissione è ciò che ha permesso ai ricercatori di studiare la cosiddetta geocorona.

Questo bagliore UV o la presenza di questo idrogeno diluito non pone alcuna minaccia ai futuri astronauti sulle missioni intorno alla Luna, ma dovrà essere preso in considerazione se utilizziamo osservatori vicino-lunari. Gli astronauti dell’Apollo 16 usarono il primo telescopio sulla Luna nel 1972 e inconsapevolmente presero la prima immagine della geocorona.

“A quel tempo, gli astronauti sulla superficie lunare non sapevano che erano effettivamente incorporati nella periferia della geocorona”, ha spiegato Jean-Loup Bertaux, co-autore ed ex investigatore principale di SWAN, lo strumento utilizzato da SOHO per rilevare la geocorona.

La scoperta potrebbe avere conseguenze importanti anche per la ricerca sui pianeti extrasolari. Un bagliore UV proveniente dall’idrogeno nell’exosfera di un pianeta suggerisce la presenza di vapore acqueo più vicino alla superficie. Questo è il caso di Venere, Terra e Marte. Rilevare questa firma su un pianeta in un altro sistema stellare può dirci di un potenziale serbatoio d’acqua lì.

Dettagli

L’esosfera di idrogeno della Terra La radiazione di Lyman- α è stata mappata con lo strumento Anisotropia del vento solare / Osservatorio solare ed eliosferico (SWAN / SOHO) nel gennaio 1996, 1997 e 1998 (bassa attività solare). L’uso di una cella di assorbimento dell’idrogeno ha permesso di districare l’emissione interplanetaria da quella geocoronale e di assegnare il segnale assorbito quasi interamente alla geocorona. La geocorona è stata trovata per estendere almeno fino a 100 raggi terrestri ( E ) con un’intensità di 5 Rayleigh, una distanza senza precedenti ben superiore ai recenti risultati del imager LIKAN Alpha Imaging Camera (LAICA) (~ 50  E ) e che comprende l’orbita della Luna (~60  E). Abbiamo sviluppato un modello cinetico numerico della distribuzione degli atomi di idrogeno nella esosfera, che include la pressione della radiazione solare Lyman- a e la ionizzazione. La pressione radiante comprime l’esosfera H sul lato del giorno, producendo un rigonfiamento della densità H tra 3 e 20  E , che si adatta molto bene alle intensità osservate. La distribuzione dell’intensità della SWAN Lyman- a è stata confrontata sia con LAICA (2015) che con le misurazioni dell’Orbano Geofisico Osservatorio numero 5 (1968). Densità H integrate di SWAN a una distanza tangente di 7  sono più grandi di LAICA / Orbiting Geophysical Observatory numero 5 dai fattori 1.1-2.5, mentre dovremmo aspettarci un effetto più forte della pressione di radiazione al massimo solare. Discutiamo il possibile ruolo degli atomi di H nelle orbite satellitari per spiegare questa apparente contraddizione. Una tecnica di peeling alle cipolle viene utilizzata per recuperare la densità del numero di idrogeno nella esosfera per le tre osservazioni SWAN. Mostrano un eccesso di densità rispetto ai modelli a grandi distanze, probabilmente a causa di atomi non termici (non nel modello).

Referenze

  1. Focus – Luigi Bignami 28 MARZO 2019
  2. Kevin Zahnle, Laura Schaefer e Bruce Fegley, Earth’s Earliest Atmospheres, in Cold Spring Harbor Perspectives in Biology, vol. 2, nº 10, 1º ottobre 2010, pp. a004895, DOI:10.1101/cshperspect.a004895. 
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  6.  Annex A del Protocollo di Kyoto
  7. Surriscaldamento globale, siamo al punto di non ritorno
  8. energia e ambiente, su ansa.it.
  9. Clima: Durban, CO2 Pianeta a 33 mld tonnellate, 25% da Cina – Clima – Ambiente&Energia – ANSA.it, su www.ansa.it. 
  10. www.iflscience.com  Di Alfredo Carpineti
  11. JGR Space Physics https://doi.org/10.1029/2018JA026136

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