Inversione del campo magnetico della Terra

Durante il recente Living Planet Symposium 2016 Chris Finlay (Technical University, Danimarca) ha dimostrato, attraverso l’uso di satelliti lanciati dall’agenzia spaziale europea, che il campo magnetico terrestre si sta indebolendo. C’è un film del filone catastrofista che racconta qualcosa del genere, The Core: in quel caso il campo magnetico della Terra smette proprio di funzionare in quanto il nucleo interno del nostro pianeta si è fermato, non ruota più. Ma i nostri eroi penetrano fino al nucleo, lo bombardano, lo riavviano e l’umanità è salva. Finita la fantascienza, passiamo alla realtà.

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Il campo magnetico terrestre: ci protegge da raggi cosmici e radiazioni solari, e serve all’orientamento di molti animali. Di tanto in tanto, si inverte.

CHE COSA CENTRA IL NUCLEO CON IL CAMPO MAGNETICO? Per rispondere a questa domanda dobbiamo scivolare (almeno idealmente) al confine tra il nucleo interno e quello esterno: hanno composizione simile, ma il nucleo esterno è liquido, quello interno solido. Là si creano correnti elettriche talmente potenti da fare impallidire i più violenti fulmini della Terra, e da quelle correnti si origina uno dei fenomeni più importanti per la vita del nostro pianeta: il campo magnetico. Il magnetismo terrestre che si forma a 2500-3000 chilometri di profondità sotto i nostri piedi si estende per decine di migliaia di chilometri nello spazio, formando un involucro, chiamato magnetosferache ci fa da scudo, e devia e riduce i raggi cosmici che arrivano sulla Terra.

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Una semplice analogia: si può immaginare il campo magnetico come il prodotto di una potentissima calamita posta al centro del pianeta.

SI STA SPOSTANDO? DI QUANTO? Il campo magnetico è estremamente complesso da studiare e capire, tant’è che la sua origine non è ancora del tutto chiara: sappiamo però che da almeno due secoli sta diminuendo di intensità. E c’è di più: il Polo Nord magnetico (che non coincide con quello geografico) si muove in continuazione e, nelle ultime decadi, dal Canada si è spostato verso la Russia.

Nel 1904 il polo magnetico iniziò a spostarsi a nord-est a un ritmo di circa 15 chilometri all’anno. Nel 1989 si è avuta una prima accelerazione e nel 2007 una seconda, quando il polo si è mosso verso la Siberia alla velocità di 55 km all’anno. Secondo Larry Newitt, del Geological Survey canadese, verso la fine del 2040, dopo aver attraversato il mare Glaciale Artico, il polo nord magnetico spunterà in Siberia.

Secondo Newitt ciò potrebbe voler dire che il campo magnetico è vicino ad un’inversione: il nord magnetico potrebbe spostarsi sempre più verso sud fino a raggiungere la regione del Polo Sud. E così, un giorno, svegliandoci al mattino, potremmo scoprire che la bussola non indica più il Polo Nord, ma il Sud. Vale la pena chiarire una volta per tutte che non sarà la Terra a capovolgersi, ma solo il suo campo magnetico.

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Secondo le analisi di satelliti dell’agenzia spaziale europea il campo magnetico terrestre non è uniforme: le aree blu dove l’intensità è inferiore alla media, quelle rosse dove è superiore. | ESA
Secondo le analisi di satelliti dell’agenzia spaziale europea il campo magnetico terrestre non è uniforme: le aree blu dove l’intensità è inferiore alla media, quelle rosse dove è superiore. | ESA

È LA PRIMA VOLTA? No, è già avvenuto decine di volte. Lo si è scoperto studiando le lave ricche di ferro, i cui minerali ferrosi rimangono in qualche modo “congelati” nelle rocce con impressa la direzione del campo magnetico nel momento del loro raffreddamento. L’inversione sembra rispettare cicli di 600-700.000 anni. Ma le medie, si sa, vanno prese per quel che sono: ci sono anche stati periodi di 40 milioni di anni senza alcuna inversione, mentre in alcuni casi il periodo tra un’inversione e l’altra è stato solo qualche secolo.

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Il campo magnetico si estende per decine di migliaia di chilometri oltre la superficie terrestre e ci protegge dalle radiazioni cosmiche. | NASA

LE INVERSIONI AVVENGONO VELOCEMENTE? In termini geologici, sì: è quello che è successo circa 41.000 anni fa, quando il campo magnetico impiegò non più di 450 anni per spostarsi dal Polo Nord al Polo Sud e tornare poi alla posizione di partenza, che è poi quella di oggi.

Questa scoperta ha molto sorpreso i geofisici, perché si pensava che le inversioni richiedessero migliaia di anni per avvenire, mentre può non essere così. Il segreto di quella doppia inversione veloce è rimasto impresso nei sedimenti ricchi di ferro del Mar Nero, scoperto da Morbert Nowaczyk del Centro Ricerche Tedesco per le Geoscienze (GFZ).

SUCCEDE ADESSO? Non c’è un modello di previsione, e non tutti i ricercatori sono concordi nel sostenere che siamo vicini a un’inversione. Secondo Dennis Kent, paleomagnetista alla Rutgers University (New Jersey, Usa), il campo magnetico terrestre è ancora così potente, nonostante l’indebolimento, che l’ipotesi di un’inversione è ancora molto lontana. Insomma, non c’è da preoccuparsi

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Il campo magnetico si forma nel nucleo esterno, dove vi sono fortissime correnti elettriche.

MA SE DOVESSE SUCCEDERE? CHE NE SARÀ DI NOI? Per quel che ne sappiamo, non ci sono fenomeni evidenti correlati alle inversioni magnetiche del passato, con qualche eccezione per quella di 41.000 anni fa, concomitante con cambiamenti climatici importanti (non è però chiara la correlazione tra i due eventi) e una riduzione dell’intesità del campo del 5% circa rispetto all’attuale, situazione che potrebbe avere avuto ricadute su molte specie viventi.

Se la coppia di fattori, inversione e ulteriore riduzione, dovesse ripetersi oggi, il pianeta sarebbe maggiormente esposto ai raggi cosmici e al vento solare: gli studi suggeriscono che non sempre un’inversione è stata accompagnata da una riduzione significativa, ma in ogni caso abbiamo i mezzi per proteggerci.

Chi ne subirebbe invece di più le conseguenze sarebbero altre specie viventi, meno attrezzate, e in particolare quelle che usano il campo magnetico per i loro spostamenti e le migrazioni, dagli uccelli alle tartarughe marine.

QUALI SONO LE CAUSE DELL’INVERSIONE? Le ipotesi sono tante, ma nessuna davvero esauriente. La più credibile è quella che vuole che i grandi movimenti di ferro nel nucleo esterno liquido possano creare qua e là degli indebolimenti del campo magnetico principale e, se diventano importanti, possono prendere il sopravvento e causare l’inversione. Ma la verità è che nessuno è per davvero in grado di “leggere” e interpretare quello che succede a quelle profondità della Terra: le cause della periodica inversione del campo magnetico rimane uno dei grandi misteri della geologia.

L’accelerazione anomala del Polo Nord magnetico

Il Polo Nord magnetico non è mai stato stabile. Nell’ultimo secolo, la direzione in cui puntano gli aghi delle bussole si è spostata sempre più a nord, a causa del movimento del liquido contenuto nel nucleo esterno della Terra, che si agita a circa 2.900 chilometri sotto la superficie. Ma in anni recenti gli studiosi hanno notato qualcosa di anomalo: il movimento del Polo Nord magnetico, di solito a passo lentoha subito un’accelerazione che lo ha portato ad attraversare molto velocemente l’emisfero settentrionale; e nessuno sa spiegare perché.

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Sebbene il Polo Nord magnetico non sia mai stato stabile, negli ultimi anni il suo passo lento ha accelerato, portandolo ad attraversare l’emisfero settentrionale; e nessuno è in grado di spiegare completamente perché. Fotografia di NASA/JSC

I cambiamenti sono stati così evidenti che gli scienziati hanno dovuto lavorare su un aggiornamento di emergenza del Modello Magnetico della Terra, il sistema matematico su cui si basa la navigazione, dai telefoni cellulari alle navi, ai voli di linea. Ma poi lo “shutdown” del governo statunitense ha ritardato la pubblicazione ufficiale del modello, come riportato da Nature News all’inizio di quest’anno. Ora l’attesa del nuovo Polo Nord magnetico è finita. L’aggiornamento del Modello Magnetico della Terra è stato ufficialmente pubblicato lunedì scorso, e il Polo Nord magnetico è stato individuato precisamente.
Restano ancora molte domande aperte: perché il Polo Nord magnetico sta cambiando così velocemente?
Il ritardo nell’aggiornamento ha avuto conseguenze?

Che cos’è il Polo Nord magnetico?
Il Polo Nord magnetico è uno dei tre “poli nord” del nostro pianeta. In primo luogo c’è un vero polo nord, che coincide con l’estremità settentrionale dell’asse attorno al quale ruota la Terra.
Ma la bolla magnetica che protegge il nostro pianeta, la magnetosfera, non è perfettamente allineata con questa rotazione. Infatti la dinamo del nucleo magnetico genera un campo magnetico che è leggermente inclinato rispetto all’asse di rotazione terrestre.
L’estremità settentrionale di questo magnete di dimensione di un pianeta è nota come Polo Nord geomagnetico: un punto che si trova al largo della costa nord-occidentale della Groenlandia, che nel corso dell’ultimo secolo si è spostato poco.
E infine c’è il Polo Nord magnetico, individuato dalla bussola, che è definito come il punto in corrispondenza del quale le linee del campo magnetico puntano verticalmente verso il basso. A differenza del Polo Nord geomagnetico, questo polo è più sensibile ai moti ondosi del ferro liquido che si trova all’interno del nucleo. Queste correnti modificano il campo magnetico, spostando anche di molto il Polo Nord magnetico sul globo terrestre.
“Il Polo Nord magnetico è un punto molto sensibile”, spiega Phil Livermore, geofisico della University of Leeds, nel Regno Unito.

Il Modello Magnetico della Terra
Il primo a localizzare il Polo Nord magnetico fu James Clark Ross, nel 1831, tra le sperdute isole del territorio canadese del Nunavut. Da allora il polo è migrato con decisione verso nord, attraversando centinaia di chilometri negli ultimi decenni (mentre il polo opposto, il Polo Sud magnetico, si è spostato poco nello stesso periodo).

Per seguire questi cambiamenti, il National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) statunitense e il British Geological Survey (BGS) hanno sviluppato ciò che poi sarebbe diventato noto come il Modello Magnetico della Terra, “in modo da avere tutti la stessa mappa”, dice Ciaran Beggan, geofisico del BGS.

Il modello viene aggiornato ogni cinque anni, e l’ultimo aggiornamento risaliva al 2015. Tra un aggiornamento e l’altro, gli scienziati testano l’accuratezza del modello utilizzando dati provenienti da osservatori magnetici sulla Terra e dalla missione Swarm dell’Agenzia Spaziale Europea – un trio di satelliti che mappano il campo magnetico girando intorno alla terra 15 volte al giorno. Finora, questo era bastato a rimanere aggiornati sullo spostamento del Polo Nord magnetico verso la Siberia.

A metà del secolo scorso, il Polo Nord magnetico si muoveva a meno di una trentina di metri al giorno, con uno spostamento di meno di 12 chilometri l’anno. Ma, negli anni Novanta, qualcosa è cambiato. Il Polo Nord magnetico ha cominciato a muoversi a circa 55 chilometri l’anno.

“Sta accadendo qualcosa di molto strano a latitudini elevate”, dice Livermore, sottolineando che questo aumento di velocità è sembrato coincidere con un potenziamento del getto nel nucleo esterno liquido del pianeta. Tuttavia non siamo certi di un collegamento tra le due cose.

All’inizio del 2018 gli scienziati si sono resi conto che il modello sarebbe diventato presto inadeguato per la navigazione. Si doveva fare qualcosa prima dell’aggiornamento previsto regolarmente nel 2020. Lo shutdown del governo statunitense ha danneggiato la navigazione? Gli studiosi del NOAA e del BGS hanno corretto il modello basandosi su tre anni di dati recenti. La versione aggiornata era stata anticipata online lo scorso ottobre. Come spiega Beggan, ad uso dei principali utilizzatori del modello, cioè il Dipartimento della Difesa statunitense, il Ministero della Difesa britannico e la NATO.

Il recente shutdown del governo statunitense ha ritardato la pubblicazione dell’aggiornamento completo, che include calcolatori online, software e una nota tecnica che descrive i cambiamenti. In pratica, secondo il geomagnetista Arnaud Chulliat della University of Colorado di Boulder che ha collaborato all’aggiornamento, chiunque utilizzi la navigazione magnetica potrebbe beneficiarne.

Il modello è utile per molti dei nostri moderni sistemi di mappatura, inclusi Google ed Apple, aggiunge Beggan. Ma la differenza non è così rilevante per la maggior parte degli usi civili, e i cambiamenti riguardano principalmente le latitudini sopra i 55 gradi.

“Questo cambiamento non ha un effetto sull’utente medio, a meno che non stia facendo trekking nell’Artico”, prosegue Beggan.

Perché questi cambiamenti
L’interesse per queste variazioni inaspettate non è legato solo alla necessità di mappare il campo: la danza delle linee del campo magnetico terrestre rappresenta una delle poche finestre sui processi che accadono a migliaia di chilometri sotto i nostri piedi.

Al convegno dell’American Geophysical Union del 2018, Livermore ha descritto ciò che definisce un “braccio di ferro” del campo magnetico, che potrebbe fornire una spiegazione alle recenti anomalie. È come se il Polo Nord magnetico fosse controllato da due parti di campo magnetico, spiega, una situata sotto il Canada settentrionale e l’altra sotto la Siberia. Storicamente, quella sotto il Canada sembra sia stata più forte, mantenendo il Polo Nord magnetico sotto il suo controllo. Ma di recente sembra non sia più così.

“Sembra stia vincendo la parte siberiana”, prosegue; “è come se stesse trascinando il campo magnetico sul suo lato del polo geografico”.

Questo potrebbe essere dovuto a un getto che all’interno del nucleo si sta spalmando e quindi indebolisce il campo magnetico al di sotto del Canada, continua. Sembra che l’aumento di velocità del getto sia coinciso con lo spostamento verso nord del Polo Nord magnetico degli ultimi decenni. Ma non possiamo essere certi di una correlazione.

E ora cosa accadrà al Polo Nord magnetico?
Difficile fare previsioni su cosa accadrà al Polo Nord magnetico, o capire se manterrà la velocità attuale nella sua migrazione verso la Siberia, sottolinea Robyn Fiori, ricercatore del Natural Resources Canada. L’unica cosa che sembra essere certa è la sua imprevedibilità.

Le rocce raccontano di movimenti dei poli magnetici ancora più strani, facendo ipotizzare che negli ultimi 20 milioni di anni il Polo Nord e il Polo Sud magnetico si siano invertiti molte volte. Sembra che questo accada circa ogni 200.000-300.000 anni. Le cause esatte di queste inversioni restano non chiarite. Ma quest’ultimo movimento non dovrebbe farci temere un’imminente inversione.

“Non ci sono segnali di un’inversione imminente”, assicura Beggan. “E anche se ci fosse, le tracce geologiche mostrano che questi eventi di solito accadono nell’arco di migliaia di anni”.

I modelli del Polo Nord magnetico suggeriscono che quest’ultimo balzo non è neanche la cosa più strana che questo polo abbia fatto nella sua storia recente, aggiunge Fiori. Prima del 1900 le sue peregrinazioni probabilmente erano molto più agitate, con possibili tornanti nel Canada settentrionale che potrebbero aver spostato il polo verso sud per un breve periodo.

“E’ tutto legato ai cambiamenti nei moti del fluido del nucleo esterno”, sottolinea. Perciò è difficile dire se questa nuova velocità raggiunta dal Polo Nord magnetico sia stabile.
“Quello che sappiamo è che il polo adesso si sta muovendo più velocemente rispetto ai decenni scorsi, ma quanto spesso questo fenomeno accade su tempi più lunghi?”, si chiede Geoff Reeves, scienziato del Los Alamos National Lab.
“Non lo sappiamo. Ciò che sappiamo è che sta cambiando comportamento, e dal punto di vista scientifico è entusiasmante”.

Teoria dello slittamento polare

La teoria dello slittamento del polo è l’ipotesi secondo la quale gli assi di rotazione di un pianeta non sono sempre stati nella stessa posizione di quella attuale o che non vi rimarranno in futuro; in altre parole che i poli fisici di un pianeta si sono, o saranno, spostati. L’ipotesi dello slittamento polare è quasi sempre legata al contesto della Terra, ma anche altri corpi del Sistema Solare potrebbero aver avuto esperienze di una nuova orientazione assiale durante la loro esistenza.

La teoria dello slittamento polare non va confusa con quella della tettonica delle placche, quel concetto geologico secondo il quale la superficie terrestre è costituita da placche solide che si spostano su un’astenosfera fluida. Ma non va nemmeno confusa con la teoria della deriva dei continenti, un corollario della tettonica delle placche che sostiene che la posizione delle terre emerse sia mutata lentamente spostandosi sulla superficie terrestre, dando come risultato la graduale comparsa dei continenti, la loro rottura e la creazione di oceani in un arco temporale di centinaia di milioni di anni.

Infine la teoria dello slittamento polare non va confusa con l’inversione geomagnetica, il periodico rovesciamento del campo magnetico della Terra (l’effetto dello scambio tra i poli magnetici nord e sud). L’inversione geomagnetica è più accettata nella comunità scientifica rispetto alla teoria dello slittamento polare.È tuttora consolidato che un reale allontanamento polare si è verificato varie volte in passato, ma al ritmo di un grado o meno, ogni milione di anni. Comunque nella letteratura popolare sono state proposte molte teorie che riguardano uno slittamento polare molto rapido.

inversione dei poli magnetici

I primi sostenitori

Nel 1852, il matematico Joseph Ademar sostenne che la formazione di uno spesso strato di ghiaccio ai poli causava la vibrazione periodica della Terra e lo spostamento dell’equatore nella direzione dei poli.

Un primo accenno riguardante uno spostamento degli assi della Terra si può trovare in un articolo del 1872 intitolato “Chronologie historique des Mexicains” di Charles Étienne Brasseur de Bourbourg, un eccentrico esperto di codici mesoamericani che interpretò degli antichi miti messicani come la prova dei quattro periodi di cataclismi globali che ebbero inizio nel 10500 a.C.

Il romanzo Geyserland: Empiricisms in Social Reform. Being Data and Observations Recorded by the Late Mark Stubble, M.D., Ph.D. (1908) di Richard Hatfield ha utilizzato l’espediente di uno studio immaginario per localizzare una nazione felice basata sui principi di un comunismo puro al Polo Nord, sull’isola di Atlantide. Questa utopia fittizia fu smontata da uno slittamento polare avvenuto nel 9262 a.C.

Hugh Auchincloss Brown, un ingegnere elettrico, avanzò l’ipotesi di uno slittamento polare catastrofico influenzato dal primo modello di Adhemar. Brown sostenne anche che l’accumulo di ghiaccio ai poli fu la causa dei continui cambiamenti degli assi, identificando cicli approssimativamente di 7 millenni.

Charles Hapgood è forse ad oggi il migliore dei primi sostenitori che si ricordi, autore di libri come The Earth’s Shifting Crust (1958) che include anche una prefazione di Albert Einstein, scritto prima che venisse sviluppata la teoria della tettonica delle placche, e Path of the Pole (1970). Hapgood, lavorando sul primo modello di Adhemar, ipotizzò che la massa di ghiaccio presente su uno o entrambi i poli sovraccarica e destabilizza l’equilibrio rotazionale della Terra, causando lo spostamento di tutta o buona parte della crosta più esterna del pianeta intorno al suo nucleo, che invece conserva il suo orientamento assiale. Basandosi sulle sue stesse ricerche, affermò che ogni scivolamento impiegava approssimativamente cinquemila anni, seguiti da venti o trentamila anni in cui non ci sarebbero stati altri movimenti polari. Inoltre, sempre secondo i suoi calcoli, l’area interessata dallo slittamento non superava mai più di quaranta gradi. Un suo esempio di una recente localizzazione al Polo Nord include la Baia di Hudson (60°N, 73°W), nell’Oceano Atlantico tra l’Islanda e la Norvegia, e gli Yukon Territory (63°N, 135°W).

Questo è un esempio di un lento movimento di slittamento polare, che ha portato ad alterazioni molto minori e a nessuna distruzione. Uno scenario più drammatico comporta cambiamenti più rapidi, con alterazioni catastrofiche della geografia e modifiche delle aree coinvolte nelle distruzioni come se fossero percorse da terremoti o da tsunami. Molti libri, anche recenti, presuppongono che i cambiamenti possano durare anche poche settimane, giorni, o persino ore, dando vita a una varietà di scenari di tipo apocalittico.

A proposito della velocità, gli effetti di uno slittamento influiscono sui principali cambiamenti climatici della maggior parte della Terra, come aree che prima formavano la zona equatoriale possono divenire più miti, e aree che prima avevano un clima più temperato possono invece divenire regioni o più equatoriali o più artiche.

Hapgood scrisse a un bibliotecario canadese, Rand Flem-Ath, incoraggiandolo nella sua ricerca di una prova scientifica delle sue affermazioni e nell’espansione delle sue ipotesi. Flem-Ath pubblicò i risultati del suo lavoro nel 1995 nel libro When the Sky Fell, scritto insieme alla moglie Rose. Altre teorie che non riguardano le masse del ghiaccio polare comprendono:

  • un asteroide o una cometa velocissimi che colpiscono la Terra con un tale angolo di impatto che la litosfera si muove indipendentemente dal mantello terrestre.
  • un asteroide o una cometa velocissimi che colpiscono la Terra con un angolo di impatto in grado di spostare gli assi dell’intero pianeta.
  • un oggetto celeste di magnetismo insolito che passa sufficientemente vicino alla Terra da riorientare temporaneamente il campo magnetico, che allora trascina la litosferaverso un nuovo asse di rotazione. Eventualmente il campo magnetico del sole ridetermina di nuovo quello originario della Terra, una volta che il corpo celeste ritorna a una distanza dalla quale non è più in grado di influenzare la Terra.
  • una perturbazione della topografia dello strato di confine tra nucleo e mantello, forse indotta dalla diversa rotazione del nucleo e dallo slittamento del vettore di rotazione assiale, comanda la ridistribuzione della massa dello strato di confine.
  • la ridistribuzione della massa nel mantello a causa di valanghe di mantello o altre deformazioni.

Studi recenti

Un recente lavoro degli scienziati e geologi Adam Maloof della Princeton University e Galen Halverson della Paul Sabatier University di Tolosa, in Francia, rivela che la Terra ha realmente avuto un suo riequilibrio intorno a 800 milioni di anni fa, durante l’era del Precambriano. Provarono la loro idea studiando i minerali magnetici presenti nelle rocce sedimentarie dell’arcipelago norvegese. Usando questi minerali, Maloof e Halverson scoprirono che il Polo Nord si era spostato di più di 50 gradi – all’incirca la stessa distanza che separa l’Alaska dall’equatore – in meno di 20 milioni di anni. Questa teoria è supportata da una serie di cambiamenti nei livelli del mare e nella chimica dell’oceano nei sedimenti norvegesi, che possono essere spiegati da un reale allontanamento del polo. Il rapporto del lavoro della squadra nel periodo settembre-ottobre 2006 è raccolto nel Geological Society of America Bulletin.

Una ricerca condotta usando il GPS da Geoffrey Blewitt dell’Università del Nevada ha mostrato che il naturale cambiamento stagionale nella distribuzione del ghiaccio e dell’acqua provoca minimi spostamenti dei poli.

Molto lavoro su questo aspetto è stato fatto anche da William Hutton e può essere visto sul sito web di The Hutton Commentaries. William Hutton e Jonathan Eagle nel 2004 pubblicarono Earth’s Catastrophic Past and Future, che riassume ed estende il loro primo lavoro sui possibili meccanismi e i tempi di un futuro slittamento del polo.

Le nuove teorie

La questione ha attirato anche molti autori pseudoscientifici o non scientifici, offrendo un’enorme varietà di fatti come testimonianze, comprese anche interpretazioni psichiche della vicenda. Come le serie di libri documentari dell’ex reporter del Washington Newspaper Ruth Shick Montgomery negli anni ’70 e ’80, elaborati dagli scritti di Edgar Cayce.

Referenze

  1. Luigi Bignami – Focus
  2. Maya Wei-Haas – National Geographic
  3. Alleged “Evidence” of Earth Crustal Displacement (Pole Shift) Analysis of specific evidence used to argue for geologically recent Pole Shift
  4. Fingerprints of the Gods An analysis of arguments made for a Late Pleistocene Pole Shift, based in the ideas of Rand Flem-Ath, by Graham Hancock in his 1995 book
  5. “The Day the Earth Fell Over” at LiveScience.com, su livescience.com.
  6. Charting Imaginary Worlds: Pole Shifts, Ice Sheets, and Ancient Sea Kings, su pibburns.com.
  7. Minds in Ablation Part Five Addendum: Living in Imaginary Worlds More about interpreting ancient maps and ideas of Charles Hapgood.
  8. The Kerplop! Theory: Acme Instant Ice-Sheet Kit (Some Assembly Required), su pibburns.com.
  9. A Corruption of European History – Buache’s Map of 1739, su europeanhistory.about.com.
  10. “Earth’s Poles May Have Wandered”, ScienceNOW Daily News, August 2006, su sciencenow.sciencemag.org.
  11. “What is that pole shift thing?”, su dailycommonsense.com

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