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Il sistema Sirio A e B: che cosa sappiamo? Il mistero del popolo Dogon

Cosa sappiamo di Sirio? Il nome di questa fulgida gemma del cielo invernale deriva dal greco Sîrios e cioè “ardente”; in realtà il termine greco, in origine, si riferiva al Sole, perché quando la stella appariva alle luci dell’alba nel suo levare eliaco significava, presso gli antichi egizi, che era giunto il solstizio estivo e che era quindi imminente la benefica inondazione del Nilo. Fu probabilmente proprio a motivo di questo annuncio che venne a simboleggiare un cane che stava all’erta; per di più, con il suo sorgere aveva inizio la stagione dei grandi caldi; dal sîrios kyon dei greci è derivata la stella caniculae dei romani e quindi il termine canicola che ancor oggi usiamo per indicare la calura estiva.

Vista dalle località di montagna sembra un vero brillante: trovandosi sempre piuttosto bassa sull’orizzonte per gli osservatori dell’emisfero nord, a causa della declinazione negativa, è spesso soggetta a forte scintillazione, soprattutto durante le ore che precedono e seguono il transito in meridiano; la sua luce, durante il passaggio attraverso gli strati più densi dell’atmosfera, viene continuamente scomposta e ricomposta molte volte al secondo, passando velocemente per tutte le sfumature dello spettro. Questo effetto è tipico di tutte le stelle brillanti quando sono sorte da poco o sono prossime al tramonto, ma nel caso di Sirio si nota ovviamente di più.

Sirio

Come accennato, Sirio è la stella più splendente del cielo e come tale non può passare inosservata neppure al più distratto degli umani; ma è brillante anche perché è la quinta stella più vicina a noi ((il primato, com’è noto, spetta al sistema di Alfa Centauri, invisibile dall’Italia): solo 8.6 anni luce, una distanza che pur essendo quasi 550.000 volte maggiore della distanza Terra-Sole è pur sempre un’inezia in riferimento alle distanze cui abbiamo spesso a che fare in cosmologia. Ci potremmo chiedere, per pura curiosità, se i nostri lontanissimi antenati, che per primi cominciarono a calpestare il suolo africano alcuni milioni di anni fa, restassero ammirati dall’osservazione di questa stella quando sorgeva sopra l’orizzonte della savana: sicuramente no, perché in quel remotissimo passato Sirio era appena visibile a occhio nudo, in una zona di cielo corrispondente all’attuale Lince, come un astro di 4ªgrandezza.

A causa della sua relativa vicinanza è inevitabilmente dotata di un sensibile moto proprio; sensibile, beninteso, per strumenti di misura abbastanza sofisticati, perché tale spostamento in cielo ammonta a poco più di 1.3 secondi d’arco all’anno, un valore certamente dello stesso ordine di grandezza del potere risolutivo dei telescopi amatoriali, ma pur sempre corrispondente alla dimensione di una proverbiale moneta da 1 euro vista alla distanza di oltre 3.5 km. Ad ogni modo, per quanto il suo percorso apparente possa essere piccolo in termini assoluti, Sirio ne ha fatta di strada in milioni di anni! Durante il suo cammino si sposterà sempre più in basso in declinazione, passando alla minima distanza di 7.8 anni luce fra circa 60000 anni, quando brillerà di magnitudo -1.6 (quella attuale è pari a -1.4).

Sirio è una stella bianca della Sequenza Principale con temperatura superficiale di 9700 °C (quella del Sole è di 5500 °C), con un diametro pari all’85% in più rispetto alla nostra stella e una massa più che doppia; l’età è stimata attorno ai 250 milioni di anni, circa un 20-esimo dell’età del Sistema Solare, ma grosso modo equivalente al tempo che impiega il Sole a compiere una rivoluzione completa attorno alla Galassia. Da notare che ruota su se stessa in meno di 17 ore: questo è un indizio abbastanza palese che non può essere dotata di un sistema planetario vero e proprio, altrimenti il suo momento angolare sarebbe stato in gran parte trasferito sui pianeti e la stella ruoterebbe in un periodo più lungo, esattamente com’è avvenuto per il Sole (anche se la nostra stella è di fatto molto più vecchia). Possiede però una compagna, Sirio B, una nana bianca con temperatura superficiale di 25.000 gradi che le gira attorno in 50 anni su un’orbita molto eccentrica.

Sirio B

L’esistenza della compagna era già stata postulata nel 1844 da Bessel, in quale aveva notato che il moto proprio di Sirio era irregolare, come se un oggetto di una massa solare lo perturbasse; ipotizzò quindi che la stella fosse doppia e la conferma di ciò avvenne nel 1862 quando l’astronomo e costruttore di telescopi A. Clark, con un rifrattore da 47 cm, scoprì a ridosso dell’astro principale una debole stellina di nona grandezza. Questa ha raggiunto la minima separazione dalla principale nel 1994, quando si trovava ad appena 2.5″ da Sirio A.

Oggi, mentre scriviamo queste righe (2011), la distanza è di circa 9″, ma è comunque molto difficile riuscire a scorgerla in telescopi amatoriali, essendo 10000 volte più debole della principale (bisognerebbe impiegare un oculare adattato allo scopo, ossia in grado di occultare, tramite un piccolissimo disco opaco collocato nel piano focale, il bagliore della principale). L’immagine seguente mostra l’orbita prospettica di Sirio B dal 1990 al 2040.

Sirio

Se Sirio A e B sono dunque fisicamente legati significa che hanno la stessa età e il fatto che siano tra loro così diversi non può essere imputabile se non alla diversa evoluzione che hanno avuto nel corso della loro esistenza. In particolare Sirio B, che come nana bianca è transitata attraverso tutte le tappe evolutive, si suppone che sia stata, in passato, molto massiccia, almeno 4 masse solari e che i potenti venti stellari cui è andata soggetta durante gli ultimi sussulti della sua vita l’abbiano poi spogliata dei 3/4 della massa.

Ma la fase di nana bianca, com’è noto, è preceduta da quella di gigante rossa, per cui deve esserci stato un tempo in cui non solo sarebbe stata Sirio B a offuscare Sirio A con un bagliore rosso vivo, ma addirittura la sua luminosità avrebbe superato quella di Venere! Ma quanto tempo fa sarebbe accaduto tutto questo? Sarà opportuno ricordare che grandi osservatori del passato, fra i quali Tolomeo, l’autore dell’Almagesto, parlavano effettivamente di Sirio come di una stella rossa e non bianca e che a complicare le cose si è messo il ritrovamento di un manoscritto medioevale risalente all’VIII secolo nel quale a Sirio veniva attribuito il nome di Rubeola o Robeola, cioè “rosseggiante”. E’ dunque possibile che Sirio abbia repentinamente mutato il colore in soli 1400 anni, un tempo brevissimo in termini astronomici? Gli astronomi sono evidentemente molto scettici, ma ciò nonostante tutto questo ha dato adito a una lunga serie di controversie, al giorno d’oggi tutt’altro che sopite.

Orbita di Sirio B
Orbita visibile di Sirio, a) La curva in grassetto mostra il movimento della stella principale, la curva sottile mostra il movimento del satellite; b) il movimento di componenti attorno a un baricentro comune (qui si presume che il baricentro sia fermo, e in Fig. a) il suo movimento rispetto al Sole è indicato da una linea tratteggiata); c) movimento del satellite attorno alla stella principale.

Torniamo un momento a Sirio A. Trattandosi di una stella bianca ha una correzione bolometrica pressoché nulla, ossia la magnitudo non si riferisce a una regione particolare dello spettro; conoscendo accuratamente la distanza della stella essendo vicina si può determinare per via trigonometrica — si può facilmente risalire alla luminosità intrinseca assoluta che è risultata di +1.4, ossia 22 o 23 volte maggiore di quella del Sole. Abbiamo sopra accennato all’improbabilità di un complesso sistema planetario in orbita attorno alla stella, ma potremmo pur sempre immaginare un singolo e piccolo pianeta terrestre simile al nostro; questo dovrebbe però trovarsi a quasi 5 unità astronomiche per ricevere lo stesso apporto energetico cui siamo abituati (e non finire arrostito come Mercurio!);

Siamo sempre nel campo delle ipotesi un po’ fantasiose, dal momento che un pianeta terrestre potrebbe essere fortemente perturbato da Sirio B, col rischio di venire col tempo confinato su un’orbita fortemente instabile ed essere infine espulso dal sistema. Ma indipendentemente da ciò, come apparirebbero i paesaggi a un abitante di questo presunto pianeta? Con una tonalità di illuminazione simile a quella prodotta dalle spotlight degli studi televisivi e con le ombre molto più nette, considerato che l’astro diurno sottenderebbe in cielo un arco di appena 11 primi, vale a dire sì e no 1/3 del nostro Sole. Il visitatore può a questo punto divertirsi a fantasticare, immaginando un tranquillo paesaggio dolomitico inondato dalla bianca luce di Sirio.

Sistema stellare

Sirio è un sistema stellare binario costituito da due stelle bianche in orbita l’una attorno all’altra con una separazione di circa 20 UA (all’incirca la distanza tra il Sole e Urano ) e un periodo di 50,1 anni. La componente più brillante, chiamato Sirio A, è una sequenza principale stella di tipo spettrale precoce A, con una temperatura di superficie stimata di 9.940  K. Il suo compagno, Sirio B, è una stella che si è già evoluta dalla sequenza principale e diventata una nana bianca. Attualmente 10.000 volte meno luminoso nello spettro visivo, Sirio B era una volta il più massiccio dei due. L’età del sistema è stata stimata in circa 230 milioni di anni. All’inizio della sua vita, si pensa che siano state due stelle bianco-bluastre che orbitano a vicenda in un’orbita ellittica ogni 9,1 anni. Il sistema emette un livello di radiazione infrarossa superiore al previsto , misurato dall’osservatorio spaziale IRAS . Questa potrebbe essere un’indicazione di polvere nel sistema, che è considerata in qualche modo insolita per una stella binaria. L’ immagine dell’Osservatorio a raggi X di Chandra mostra Sirio B che mette in luce il suo partner come fonte di raggi X. 

Nel 2015, Vigan e colleghi hanno usato il VLT Survey Telescope per cercare prove di compagni substellari e sono stati in grado di escludere la presenza di pianeti giganti 11 volte più massicci di Giove a 0,5 UA di distanza da Sirio A, 6-7 volte la massa di Giove a una distanza di 1-2 UA e fino a circa 4 volte la massa di Giove a una distanza di 10 UA. 

Sirio A

Sirio A ha una massa di 2  MIl raggio di questa stella è stato misurato da un interferometro astronomico , fornendo un diametro angolare stimato di 5,936 ± 0,016  mas . La velocità di rotazione proiettata è relativamente bassa di 16 km / s, che non produce alcun appiattimento significativo del suo disco. Questo è in netto contrasto con la Vega di dimensioni simili , che ruota a 274 km / se molto più velocemente e si gonfia in modo prominente attorno al suo equatore. È stato rilevato un campo magnetico debole sulla superficie di Sirio A.

Confronto tra Sirio A e il Sole, per ridimensionare e relativa luminosità della superficie.
Confronto tra Sirio A e il Sole, per ridimensionare e relativa luminosità della superficie.

Modelli stellari suggeriscono che la stella si è formata durante il collasso di una nuvola molecolare e che, dopo 10 milioni di anni, la sua generazione di energia interna è stata interamente derivata da reazioni nucleari. Il nucleo divenne convettivo e usò il ciclo CNO per la generazione di energia. Si prevede che Sirio A avrà esaurito completamente la riserva di idrogeno nel suo nucleo entro un miliardo (109 ) anni dalla sua formazione. A questo punto, attraverserà un palcoscenico gigante rosso , poi si sistemerà per diventare una nana bianca.

Sirio A è classificato come una stella Am perché lo spettro mostra profonde linee di assorbimento metallico, indicando un miglioramento in elementi più pesanti dell’elio, come il ferro. Il tipo spettrale è stato riportato come A0mA1 Va, il che indica che sarebbe classificato come A1 dalle linee dell’idrogeno e dell’elio, ma A0 dalle linee metalliche che lo fanno raggruppare con le stelle Am. Rispetto al Sole, la percentuale di ferro nell’atmosfera di Sirio A rispetto all’idrogeno vale 0,5 significa che il ferro è 316% abbondante come nell’atmosfera del Sole. È improbabile che l’alto contenuto di superficie degli elementi metallici sia vero per l’intera stella; piuttosto il picco di ferro e i metalli pesanti vengono levitati radiativamente verso la superficie.

Sirio B

Sirio B è uno dei più grandi nani bianchi conosciuti. Con una massa di 1,02  M , è quasi il doppio della media 0,5-0,6  M . Questa massa è racchiusa in un volume approssimativamente uguale a quello della Terra. L’attuale temperatura superficiale è di 25.200 K. Poiché non vi è alcuna fonte di calore interna, Sirio B si raffredda costantemente poiché il calore residuo viene irradiato nello spazio per oltre due miliardi di anni.

Confronto di Sirius B con la Terra
Confronto di Sirius B con la Terra

Una nana bianca si forma dopo che una stella si è evoluta dalla sequenza principale e poi è passata attraverso uno stadio gigante rosso . Ciò si è verificato quando Sirio B aveva meno della metà della sua età attuale, circa 120 milioni di anni fa. La stella originale aveva una stima di 5  ☉ ed era una stella di tipo B (approssimativamente B4–5) quando era ancora sulla sequenza principale. Mentre attraversava il palcoscenico del gigante rosso, Sirio B potrebbe aver arricchito la metallicità del suo compagno.

Questa stella è composta principalmente da una miscela carbonio-ossigeno generata dalla fusione dell’elio nella stella progenitrice. Questo è ricoperto da un involucro di elementi più leggeri, con i materiali separati dalla massa a causa dell’elevata gravità superficiale. L’atmosfera esterna di Sirio B è ora quasi puro idrogeno – l’elemento con la massa più bassa – e nessun altro elemento è visibile nel suo spettro.

Terza stella apparente

Dal 1894 sono state osservate irregolarità nelle orbite di Sirio A e B con un’apparente periodicità di 6–6,4 anni. Uno studio del 1995 ha concluso che esiste probabilmente un simile compagno, con una massa di circa 0,05 masse solari: una piccola nana rossa o una grande nana marrone , con una magnitudine apparente di> 15 e meno di 3 secondi d’arco da Sirio A.

Osservazioni astrometriche più recenti (e accurate) del telescopio spaziale Hubble hanno escluso del tutto l’esistenza di un tale oggetto. Lo studio del 1995 ha previsto un movimento astrometrico di circa 90 mas (0,09 secondi d’arco), ma Hubble non è stato in grado di rilevare alcuna anomalia della posizione con una precisione di 5 mas (0,005 arcsec). Ciò ha escluso qualsiasi oggetto in orbita attorno a Sirio A con oltre 0,033 masse solari in orbita in 0,5 anni e 0,014 in 2 anni. Lo studio è stato anche in grado di escludere qualsiasi compagno di Sirio B con oltre 0,024 masse solari in orbita in 0,5 anni e 0,0095 in orbita in 1,8 anni. In effetti, quasi sicuramente non vi sono corpi aggiuntivi nel sistema Sirio più grandi di una piccola nana marrone o di un grande esopianeta. 

Appartenenza a gruppi di stelle 

Nel 1909, Ejnar Hertzsprung fu il primo a suggerire che Sirio fosse un membro del Gruppo mobile maggiore dell’Orsa, in base alle sue osservazioni sui movimenti del sistema attraverso il cielo. Il Gruppo Maggiore Ursa è un insieme di 220 stelle che condividono un movimento comune attraverso lo spazio. Un tempo era un membro di un cluster aperto , ma da allora è diventato non legato gravitazionalmente dal cluster. Le analisi del 2003 e del 2005 hanno ritenuto discutibile l’adesione di Sirio al gruppo: il Gruppo Maggiore Ursa ha un’età stimata di 500 ± 100 milioni di anni, mentre Sirio, con una metallicità simile a quella del Sole, ha un’età che è solo la metà questo, rendendolo troppo giovane per appartenere al gruppo. Sirio può invece essere membro del proposto Sirius Supercluster, insieme ad altre stelle sparse come Beta Aurigae , Alpha Coronae Borealis , Beta Crateris , Beta Eridani e Beta Serpentis . Questo sarebbe uno dei tre grandi gruppi situati entro 500 anni luce (150 pz) dal Sole. Gli altri due sono Hyades e Pleiades, e ciascuno di questi ammassi è costituito da centinaia di stelle.

Sirio e i Dogon

Il popolo Dogon è un gruppo etnico del Mali , nell’Africa occidentale, segnalato da alcuni ricercatori con conoscenze astronomiche tradizionali su Sirio che sarebbero normalmente considerate impossibili senza l’uso dei telescopi. Secondo Marcel Griaule , erano a conoscenza del periodo orbitale di cinquant’anni di Sirio e del suo compagno prima degli astronomi occidentali. Robert Temple afferma che il popolo Dogon ha una tradizione di contatto con esseri extraterrestri intelligenti di Sirius. Questo è stato oggetto di controversie e speculazioni.

Anziano-Dogon
Anziano della Tribù Dogon

Sono stati sollevati dubbi sulla validità del lavoro di Griaule e Dieterlein. Nel 1991, l’antropologo Walter van Beek concluse riguardo al Dogon, “Sebbene parlino del sigu tolo [che è ciò che Griaule sosteneva che il Dogon chiamasse Sirio non sono completamente d’accordo l’uno con l’altro su quale stella sia intesa; per alcuni è una stella invisibile che dovrebbe sorgere per annunciare il sigu [festival], per un altro è Venere che, attraverso una posizione diversa, appare come sigu tolo . Tutti concordano, tuttavia, che hanno imparato a conoscere la stella da Griaule “. 

Noah Brosch afferma che il trasferimento culturale di informazioni astronomiche relativamente moderne avrebbe potuto avvenire nel 1893, quando una spedizione francese arrivò nell’Africa centro-occidentale per osservare l’eclissi totale il 16 aprile.

Nei dettagli: Negli anni trenta l’antropologo francese Marcel Griaule andò a vivere con i Dogon, una tribù stanziata nel Mali in Africa occidentale. Lo studioso riuscì ad integrarsi a tal punto nella vita del villaggio che ben presto iniziò ad essere considerato uno di loro.

Per la prima volta gli anziani della tribù decisero di mettere al corrente uno straniero di quei segreti più reconditi che solitamente venivano svelati solo agli iniziati.

Ciò che Graule ebbe modo di apprendere in quegli anni aveva dello straordinario: la dettagliata cosmogonia dei Dogon implicava conoscenze astronomiche talmente avanzate da sembrare impossibile potessero appartenere ad un popolo che ignorava l’esistenza di strumenti come il telescopio e che di fatto non aveva alcun contatto con il mondo occidentale. Secondo i Dogon, Saturno è perennemente avvolto da un alone e nei loro disegni è inequivocabilmente circondato da un anello. Affermano inoltre che attorno a Giove ruotano quattro “stelle” ed in effetti, sebbene questo pianeta abbia più di una dozzina di satelliti, solo quattro (Io, Europa, Ganimede e Callisto) hanno dimensioni ragguardevoli, mentre gli altri sono pianetini o poco più che detriti spaziali.

Come si spiega tutto ciò? Ovviamente sono state avanzate le più svariate ipotesi. La più semplicistica, sostenuta dagli scettici, è che tutto ciò che i Dogon sapevano su Saturno e su Giove lo avessero appreso dai primi visitatori occidentali, i missionari. È una risposta assolutamente inconsistente, poiché mai nessuno è riuscito a provare come, quando e perché i missionari abbiano passato le loro nozioni di astronomia ai nativi.

Secondo altri, questi popoli conoscevano il telescopio. Le lenti, ricavate da cristalli, erano utilizzate nel mondo antico già nel 2300 a.C. e quindi è virtualmente possibile che, unendo due lenti convesse siano riusciti a costruire uno strumento adatto all’osservazione celeste. Con un mezzo simile a disposizione, gli egizi sarebbero stati in grado di osservare tanto le lune di Giove quanto gli anelli di Saturno e avrebbero potuto passare tali informazioni ai Dogon. Tuttavia non ci sono descrizioni o dipinti antichi a sostegno di questa ipotesi e pertanto rimane puramente teorica.

Gli anziani Dogon narrarono a Griaule che Sirio (in lingua locale “sigu tolo“) è circondata da due stelle e ne disegnarono perfino la posizione. Nel 1950 Griaule e la collega Germaine Dieterlen pubblicarono un articolo che illustrava la teoria dei Dogon riguardo il sistema Sirio. Il punto focale della principale cerimonia di iniziazione dei Dogon, chiamata “Sigui“, era annunciato dall’apparire della prima di queste misteriose stelle aggiuntive denominata “to poloI sacerdoti Dogon sostenevano che “to polo” compie una rotazione completa attorno a Sirio ogni cinquant’anni e che, sebbene sia “la cosa più piccola che esista“, è anche “la stella più pesante“.

Dogon Sirio B
Il disegno tracciato sulla sabbia dai Dagon, che, secondo Marcel Griaule e Germanie Dieterlen, rappresenta il sistema di Sirio. A, Sirio; B, po tolo, l’oggetto che simboleggia Sirio B. L’interosistema è racchiuso da un ovale che rappresenta l’uovo del mondo.

Griaule e Dieterlen non aggiunsero alcun commento a queste affermazioni, tuttavia il fatto straordinario è che Sirio è, in effetti, una stella doppia; la stella (Sirio B) che gravita intorno all’astro principale fu scoperta dagli astronomi nel 1863 e fu fotografata per la prima volta nel 1970 grazie all’ausilio di un potente telescopio. Questo cosiddetto “compagno di Sirio” è una nana bianca, quindi immensamente densa e pesante, e la sua orbita attorno a Sirio dura cinquant’anni.

Come facevano i Dogon ad avere tutti questi dati su una stella assolutamente non rilevabile ad occhio nudo per via dell’estrema lucentezza dell’astro principale? Intrigato da questo enigma lo scrittore americano Robert Temple, storico delle scienze, spese dieci anni della sua vita alla ricerca di una risposta. La soluzione presentata nel libro “Il Mistero di Sirio” è stupefacente.

Temple conclude affermando che l’unico modo per cui i Dogon abbiano potuto apprendere dell’esistenza di Sirio B è che qualcuno glielo abbia detto. Egli, come Dieterlen che l’aveva definita “assurda”, rigetta l’ipotesi, tanto cara agli scettici, che siano stati i missionari a passare le informazioni. I manufatti dei Dogon, risalenti a centinaia di anni prima, già descrivevano l’orbita delle tre stelle del sistema di Sirio. I Dogon stessi parlano di eroi chiamati “Nommo”, noti anche come “maestri” o “padroni delle acque“, strani visitatori dalla forma di pesce che provenivano da Sirio.

Membro della tribù Dogon
Membro della tribù Dogon

Come sottolinea Temple, questi esseri assomigliano indubbiamente alle creature dalla coda di pesce da cui i babilonesi dicono di aver appreso le arti e le scienze.

Giungendo a conclusioni a dir poco ardite, egli sostiene che Sirio è stata abitata da esseri anfibi che migliaia di anni fa raggiunsero il sistema solare e atterrarono sul nostro pianeta. Temple basa la sua teoria sul fatto che Sirio era nota anche agli antichi egizi da cui i Dogon mutuarono le proprie conoscenze.

Temple sembra essere incappato nella prima ed unica prova plausibile dell’invasione della Terra da parte di extraterrestri in tempi antichi. Tuttavia, il mistero di Sirio è lungi dall’essere risolto.

Mentre Temple, al pari di Griaule, parte dal presupposto che “to polo” sia la stella invisibile Sirio B, i Dogon stessi, come riferisce Griaule, dicono qualcosa di diverso: “Quando Digitaria (to polo) è vicina a Sirio, quest’ultima diventa più luminosa; quando si trova alla massima distanza da Sirio, Digitaria emette uno scintillio che induce l’osservatore a pensare alla presenza d’innumerevoli stelle“.

Documentario degli anni ’70, molto raro, in cui si espongono i 4 livelli del sapere del popolo dei Dogon (primario, secondario, superiore e di erudizione) e si parla di come lo sciamano Ogotemmeli fosse a conoscenza dell’esistenza di Sirio B ed addirittura di Sirio C nel 1948, prima ancora che queste stelle fossero scoperte dalla scienza. L’esistenza di Sirio C venne postulata dagli astronomi solo nel 1997 e dimostrata più tardi.

Ci si domanda, allora, se “to polo” non sia per caso una stella normale che si trova vicina a Sirio. Ciò non spiegherebbe, tuttavia, le informazioni fornite dagli iniziati Dogon sull’orbita ed il peso eccessivo di “to polo” , e ci troveremmo di fronte ad un ostacolo insormontabile: l’idea stessa di una tradizione segreta. D’altro canto la prova storica che i Dogon da secoli sapessero dell’esistenza di Sirio si fonda solo sull’interpretazione che Griaule e Dieterlen danno dell’arte Dogon. Sta di fatto che questa ipotesi non è condivisa da nessun’altro antropologo. Una volta messa in dubbio quella che doveva essere la prova cruciale, si riapre la possibilità che i Dogon abbiano in qualche modo appreso dell’esistenza di Sirio dai moderni astronomi.

 

Riferimenti e approfondimenti

  1. Nuovo Orione, “Stelle e Profondo Cielo” (Febbraio ’97, Aprile ’01, Febbraio ’05, Marzo ‘7 e Febbraio ’11)
  2. Boujou J.: Comment. Current Antrophology n.12 p. 159 (1991).
  3. Bullard, T.E. “Ancient Astronauts”, in The Encyclopedia of the Paranormal , ed. G. Stein (Amherst, N.Y.: Prometheus Books, 1996), pp. 30-31.
  4. Comoretto G.: Il mistero dei Dogon e Sirio B . 
  5. Carrol R.T.: Skeptic’s Dictionary: “The Dogon and Sirius”.
  6. Griaule, M., Dieterlen G.: “Conversations With Ogotemmeli: An Introduction to Dogon Religious Ideas” (1948, reprint Oxford University Press 1997).
  7. Griaule M., Dieterlen G.: “Un sisteme soudanais de Sirius”, Journal de la Societe des Africanistes, n. 20 p. 273-294 (1950).
  8. Oberg J., “The Sirius Mystery” .
  9. Ortiz de Montellano B.R.: “The Dogon People Revisited”, Skeptic Inquirer, n. 20(6), p. 39. Il testo dell’articolo è disponibile in rete .
  10. Peter J., e Thorpe N.: “Ancient Mysteries” (Ballantine Books, 1999).
  11. Randi, J. (Ed. Avverbi, 1999), pp. 92-95.
  12. Sagan, C.: “Broca’s Brain”  (New York: Random House, 1979) ch. 6.
  13. Temple R.G. “The Sirius Mystery”, (London, Sidwick and Jackson, 1976, fuori stampa).
  14. Temple R.G.: “The Sirius Mystery: New Scientific Evidence for Alien Contact 5,000 Years Ago”  (Destiny Books, 1998).
  15. Van Beek W.E.A.: 1991 “Dogon restudies. A field evaluation of the work of Marcel Griaule”, Ancient and Modern, I. Van Settima ed., 7-26. New Brunswick: Transaction Books, (1991).
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