Amici della Scienza

Gli enzimi: funzione e struttura, il meccanismo “chiave serratura”

Sono rappresentati da proteine globulari, molecole proteiche molto grosse, in grado di variare la cinetica delle reazioni chimiche. In altri termini fungono da catalizzatori organici, in grado di accelerare reazioni che, diversamente, richiederebbero tempi troppo lunghi o il raggiungimento di temperature non congeniali alla sopravvivenza dell’individuo.
In altri termini, non potendo aumentare la temperatura di un organismo, al fine di favorire determinate e vitali reazioni, ci si avvale di enzimi dotati di alta specificità, in grado di favorire le suddette reazioni.
Gli enzimi sono prodotti dalle cellule viventi, alcuni sono rappresentati da sostanze omogenee semplici, costituiti soltanto dal gruppo proteico, altri sono coniugati, hanno cioè un gruppo prostatico legato a quello proteico.
Gli enzimi non vengono utilizzati (nel senso di consumati) nel corso della reazione.

reazioni enzimatiche
Gli enzimi, come accennato, hanno una elevata specificità, ossia ciascun enzima agisce su un singolo substrato e su uno solo dei passaggi di una data reazione. Pertanto per la regolazione di vie metaboliche o di reazioni complesse, è richiesta l’attività coordinata di più tipologie di enzimi. Non a caso, in ciascun individuo, è possibile reperire oltre 2000 differenti enzimi.
Anche le reazioni catalizzate sono di tipo differente e, in virtù delle reazioni, distinguiamo 6 macrogruppi di enzimi: Ossidoriduttasi, Transferasi, Idrolisi, Liasi, Ligasi, Isomerasi.
Gli enzimi occupano precise aree subcellulari, dove hanno luogo le reazioni che li vedono protagonisti.
Strutturalmente parlando, un enzima si compone di una parte proteica, meglio nota come apoenzima, e di un cofattore o di un coenzima, spesso rappresentato da complesse sostanze organiche, derivati di vitamine ecc.
La sede fisica dell’enzima che ospita le molecole implicate in una reazione, è denominato sito attivo. La specificità dell’enzima è dovuta proprio al sito attivo dell’enzima che, legandosi con un substrato, causa l’evento catalitico.
Il sito attivo occupa un’area relativamente piccola della superficie della molecola enzimatica, in rapporto molto grande. Da ciò si evince che la superficie enzimatica è solo parzialmente coinvolta nella catalisi, il resto della superficie è implicato nella regolazione dell’attività stessa, tramite il legame con altre molecole.

Enzima
L’enzima 6-fosfofruttochinasi

Per quanto riguarda la conformazione del sito attivo e la specificità delle reazioni enzimatiche, ci sono due ipotesi: la prima e’ quella della chiave-serratura in cui l’ enzima è una struttura rigida destinata ad accogliere solo il substrato specifico; la seconda è l’ ipotesi della variazione indotta dove si suppone che l’ enzima, in presenza di substrato, modifica leggermente la sua struttura per meglio legarsi ad esso. Nell’ organismo non esistono reazioni, anche se termodinamicamente possibili, che non siano catalizzate da enzimi.

L’azione enzimatica è bivalente, vale a dire che gli enzimi possono sia dare vita ad un prodotto P in presenza di un substrato S, sia scindere un prodotto qualora la sua concentrazione tenda ad essere eccessiva, ridando vita al substrato. Gli enzimi sono prodotti in base alle istruzioni genetiche fornite da una cellula in un dato momento e sono inattivati a temperature prossime ai 45° C denaturandosi se la temperatura sale sino a 55° C.

Termodinamica

Gli enzimi: funzione e struttura, il meccanismo "chiave serratura" 1

Diagramma di una reazione catalitica che mostra l’energia richiesta a vari stadi lungo l’asse del tempo (coordinate di reazione). I substrati normalmente necessitano di una notevole quantità di energia (picco rosso) per giungere allo stato di transizione, onde reagire per formare il prodotto. L’enzima crea un microambiente nel quale i substrati possono raggiungere lo stato di transizione (picco blu) più facilmente, riducendo così la quantità d’energia richiesta. Essendo più facile arrivare a uno stato energetico minore la reazione può avere luogo più frequentemente e di conseguenza la velocità di reazione sarà maggiore.

Come per tutti i catalizzatori, gli enzimi non modificano l’equilibrio chimico della reazione. Solitamente, in presenza di un enzima, la reazione si svolge nella stessa direzione in cui si svolgerebbe senza. L’unica differenza è la velocità della reazione. Di conseguenza, gli enzimi possono catalizzare in modo equivalente sia la reazione diretta che quella inversa. Ad esempio, l’anidrasi carbonica catalizza la reazione in entrambe le direzioni a seconda della concentrazione dei reagenti.

 (nei tessuti, con alta concentrazione di CO2)
 (nel polmone, con bassa concentrazione di CO2)

In ogni caso, se l’equilibrio è decisamente spostato in una direzione (in caso ad esempio di una reazione esoergonica), la reazione diventa irreversibile, e l’enzima si trova de facto a poter catalizzare la reazione solo in quella direzione.

Sebbene l’unica differenza tra la presenza e l’assenza di un enzima sia la velocità di reazione, a volte l’assenza dell’enzima può dare il via allo sviluppo di altre reazioni non catalizzate, che conducono alla formazione di diversi substrati. In assenza di catalizzatori, infatti, possono subentrare reazioni differenti, caratterizzate da una minore energia di attivazione.

La presenza degli enzimi, inoltre, può permettere l’accoppiamento di due o più reazioni, in modo che una reazione favorita dal punto di vista termodinamico possa essere sfruttata per portarne a termine una sfavorita. Questo è quello che avviene con l’idrolisi dell’ATP, utilizzata comunemente per avviare numerose reazioni biologiche.

Il Ribozima

Un ribozima (termine composto da acido ribonucleico ed enzima), anche noto come enzima a RNA o RNA catalitico, è una molecola di RNA in grado di catalizzare una reazione chimica similmente agli enzimi, che invece sono proteine. Numerosi ribozimi sono in grado di catalizzare il taglio dei legami fosfodiesterici presenti su altre molecole di RNA, così come sul ribozima stesso. Nel corso di ricerche sull’origine della vita sono stati prodotti ribozimi in grado di autocatalizzare, in condizioni specifiche, la loro stessa sintesi.

Studi in vitro sul ripiegamento della proteina prionica hanno evidenziato anche che l’RNA potrebbe essere in grado di catalizzare la trasformazione patologica della proteina stessa, così come fanno le proteine chaperonine, mostrando il carattere polivalente dei ribozimi.

Prima della scoperta dei ribozimi, le proteine erano le uniche macromolecole biologiche ritenute in grado di svolgere attività catalitica. Nel 1967, Carl Woese, Francis Crick e Leslie Orgel furono i primi a suggerire che l’RNA potesse essere coinvolto in un qualche tipo di catalisi, sulla base di osservazioni di strutture secondarie di RNA molto complesse.

Il primo ribozima fu identificato nel 1980 da Thomas R. Cech, che si stava occupando dello splicing dell’RNA nel protozoo ciliato Tetrahymena thermophila. Questo ribozima era contenuto all’interno di un introne di un trascritto RNA ed era in grado di auto-rimuoversi dal filamento stesso. Nel 1989, Thomas R. Cech e Sidney Altman vinsero il Premio Nobel per la chimica per le loro “scoperte sulle proprietà catalitiche dell’RNA”.

Sebbene la maggior parte dei ribozimi abbiano una piccola concentrazione cellulare, il loro ruolo è essenziale per la vita. Ad esempio, la regione funzionale del ribosoma, responsabile della sintesi proteica, è essenzialmente un ribozima.

Walter Gilbert ha proposto che nel passato le cellule primordiali si servissero di RNA sia come materiale genetico che come molecola strutturale e catalitica: solo successivamente questi ruoli vennero affidati a DNA e proteine. Questa ipotesi è nota come ipotesi del mondo a RNA. Queste considerazioni implicano che i ribozimi presenti oggi nelle cellule, così come i ribosomi stessi, siano da considerare fossili viventi di una vita ancestrale basata esclusivamente sugli acidi nucleici.

Tipi di ribozima

I ribozimi più studiati sono la RNasi P, gli introni di gruppo I e gruppo II, il leadzyme (letteralmente piombo-zima), il ribozima hairpin (ribozima a forcina), il ribozima hammerhead (ribozima a testa di martello), il ribozima del virus dell’epatite delta ed il ribozima di Tetrahymena termophila. Essi possono essere suddivisi in almeno cinque categorie.

Tipo di ribozima Ruolo
Introni che svolgono splicing autonomo Alcuni introni di gruppo I, II e III sono in grado di andare incontro a splicing attraverso un processo autocatalitico. Esistono inoltre crescenti evidenze che lo splicing degli introni GU-AG includa passaggi catalizzati da snRNA.
RNAsi P L’enzima, che crea le estremità 5′ dei tRNA batterici, è composto di una subunità ad RNA (catalitica) e di una proteica (strutturale).
RRNA L’attività della peptidil transferasi, richiesta per la creazione del legame peptidico durante la sintesi proteica, è legata all’rRNA 23S della subunità maggiore del ribosoma.
tRNAPhe Va incontro ad un taglio auto-catalizzato in presenza di ioni divalenti di piombo. Più in generale, il ruolo di cofattori metallici divalenti (soprattutto Mg2+) è molto importante la quasi totalità dei ribozimi studiati.
telomerasi Protezione delle estremità dei cromosomi dalla degradazione e l’accorciamento.
Genomi virali La replicazione del genoma ad RNA di alcuni virus coinvolge ribozimi nel taglio dei genomi neo-sintetizzati uno di seguito all’altro. Esempi di ciò sono i viroidi delle piante ed il viroide dell’epatite delta.

Ribozimi sintetici

Meccanismo schematizzato del taglio di filamenti di RNA da parte di un ribozima.
Meccanismo schematizzato del taglio di filamenti di RNA da parte di un ribozima.

Dalla scoperta dei primi ribozimi presenti nelle cellule è cresciuto l’interesse nello studio di nuovi ribozimi sintetici, ingegnerizzati in laboratorio. Sono stati prodotti, ad esempio, RNA in grado di auto-tagliarsi che hanno mostrato un’alta attività enzimatica. Allo stesso tempo sono stati isolati degli enzimi RNA ligasi che legano insieme due frammenti di RNA. Diversi ribozimi che catalizzano diverse reazioni chimiche (ad esempio Diels-Alder, legami peptitici, etc.) sono stati isolati. La tecnica che viene usata per produrre ribozimi artificiali è stata sviluppata all’inizio degli anni novanta nei laboratori di Jack Szostak (Harvard) e Gerald Joyce (Scripps Research Institute) ed è nota con il termine ‘evoluzione in vitro’. Questa tecnica consiste nel sottoporre un grande insieme di molecole di RNA, aventi diverse sequenze, a diversi cicli di selezione, amplificazione (mediante la tecnica della PCR), e mutazione. Le molecole che soddisfano le proprietà desiderate verranno selezionate e verranno amplificate, mentre le molecole non attive non verranno amplificate. Questa tecnica si basa sull’applicazione a livello molecolare delle regole dell’evoluzione darwiniana.

RNA ad attività catalitica

Nell’universo biochimico degli organismi superiori, le proteine rappresentano molecole di massima importanza: sono catalizzatori indispensabili per molti processi necessari alla vita. Eppure non è sempre stato così: in origine, il ruolo principale era svolto dall’acido ribonucleico (RNA).

Ora i ricercatori della Northwestern University hanno prodotto una descrizione atomica che mostra in che modo due di queste molecole molto antiche interagiscano le une con le altre. Per la prima volta, si è riusciti a descrivere, i dettagli atomici di come la ribonucleasi P riconosce, si lega e “cliva” l’RNA transfer (tRNA), utilizzando una potente sorgente di raggi X dell’Advanced Photon Source, presso l’Argonne National Laboratory per ottenere immagini di cristalli formati da queste due molecole di RNA.

“L’RNA è una molecola antica, ma è assai sofisticata”, ha spiegato Alfonso Mondragón, professore di bioscienze molecolari del Weinberg College of Arts and Sciences e coautore dell’articolo apparso sulla rivista Nature. “La struttura cristallina che abbiamo ottenuto mostra che molte delle proprietà che attribuiamo alle molecole moderne erano già presenti in quell’antico RNA. L’RNA è un catalizzatore che ha molta della versatilità e della complessità delle proteine moderne”.

Per miliardi di anni, e ancora oggi, la funzione dell’RNasi P, presente in quasi tutti gli organismi viventi, dai batteri agli esseri umani, è stata di “clivare” (fessurare) l’RNA transfer rendendolo utile alla cellula. “Si sapeva che questa reazione chimica avviene, e che l’RNA può fungere da catalizzatore, ma finora non sapevamo esattamente come”, ha aggiunto Mondragón. “Ora abbiamo una migliore comprensione di come funzioni l’RNA. “L’RNasi P è costituita da un grande nucleo di RNA più una piccola proteina, il che esemplifica la transizione evolutiva da un mondo biochimico dominato dall’RNA a uno dominato dalle proteine”.

La proteina ha lo scopo di aiutare a riconoscere il tRNA, ma la maggior parte del riconsocimento avviene grazie alle interazioni RNA-RNA che coinvolgono la complementarietà di forma e anche l’accoppiamento delle basi.

La struttura mostra che una volta che l’RNase P riconosce il tRNA, vi si aggancia e, assistito da ioni metallici, rompe il legame chimico. Ciò fa maturare il tRNA, producendo una molecola di RNA più piccola, che così può contribuire ai processi fondamentali nella cellula. L’enzima basato sull’RNA ripete il processo continuamente, tagliando ciascun tRNA esattamente nello stesso punto ogni volta.

“La scoperta, avvenuta 30 anni fa, che le molecole di RNA possono avere una funzione catalitica, ha fatto sorgere l’idea che l’RNA possa essere stata la prima molecola”, ha concluso Mondragón. “Il nostro lavoro rinforza la nozione dell’esistenza di un mondo a RNA in cui ebbe origine la vita.”

I ribozimi svolgono varie attività catalitiche

L’attività catalitica degli introni del gruppo I è stata scoperta in virtù della loro capacità di autosplice, ma sono in grado di intraprendere altre reazioni catalitiche in vitro . Tutte queste reazioni sono basate su transesterificazioni. Analizziamo queste reazioni in termini di relazione con la stessa reazione di splicing.

RNA catalitici

Figura 1 L’escissione dell’introne del gruppo I nel tetrahymena rRNA si verifica per successive reazioni tra gli occupanti del sito di legame con guanosina e il sito di legame con substrato. L’esone di sinistra è rosso e l’esone di destra è viola.

L’attività catalitica di un introne di gruppo I è conferita dalla sua capacità di generare una particolare struttura secondaria e terziaria che crea siti attivi, equivalenti ai siti attivi di un enzima convenzionale (proteinaceous). La Figura 2 illustra la reazione di giunzione in termini di questi siti (questa è la stessa serie di reazioni mostrate precedentemente nella Figura 1).

L’elica P1 rappresenta la formazione di un sito di legame al substrato, in cui l’estremità 3 ‘della prima base intronica si accoppia con l’IGS in una reazione intermolecolare. Un sito legante la guanosina è formato da sequenze in P7. Questo sito può essere occupato da un nucleotide di guanosina libera o dal residuo G in posizione 414.

Nella prima reazione di trasferimento, è usato dal nucleotide di guanosina libera; ma è successivamente occupato da G 414 . Il secondo trasferimento rilascia gli esoni uniti. Il terzo trasferimento crea l’introne circolare.

RNA catalitici
Figura 2 L’auto-giunzione si verifica con reazioni di transesterificazione in cui i legami vengono scambiati direttamente. I legami che sono stati generati in ogni fase sono indicati dalle caselle ombreggiate.

Il legame con il substrato comporta un cambiamento di conformazione; prima del legame del substrato, l’estremità 5 ‘dell’IGS è vicina a P2 e P8, ma dopo il legame, quando forma l’elica P1, è vicina alle basi conservate che si trovano tra P4 e P5. La reazione è visualizzata da contatti rilevati nella struttura secondaria nella Figura 3. Nella struttura terziaria, i due siti contattati alternativamente da P1 sono distanti 37 Å, il che implica un movimento sostanziale nella posizione di P1.

RNA catalitici
Figura 3 La posizione dell’IGS nella struttura terziaria cambia quando P1 è formato dal legame del substrato.

L’RNA L-19 viene generato aprendo l’introne circolare (mostrato come l’ultimo stadio dei riarrangiamenti intramolecolari mostrati nella Figura 4). Mantiene ancora le capacità enzimatiche. Questi assomigliano alle attività coinvolte nella reazione di giunzione originale e possiamo considerare la funzione ribozima in termini della capacità di legare una sequenza intramolecolare complementare all’IGS nel sito di legame del substrato, legando allo stesso tempo il terminale G 414 o un G libero nucleotide nel sito di legame G.

RNA catalitici

Figura 4 L’introne asportato può formare cerchi usando uno dei due siti interni per la reazione con l’ estremità 5 ¢ F e può riaprire i cerchi per reazione con acqua o oligonucleotidi.

L’RNA L-19 viene generato aprendo l’introne circolare (mostrato come l’ultimo stadio dei riarrangiamenti intramolecolari mostrati nella Figura 23.3). Mantiene ancora le capacità enzimatiche. Questi assomigliano alle attività coinvolte nella reazione di giunzione originale e possiamo considerare la funzione ribozima in termini della capacità di legare una sequenza intramolecolare complementare all’IGS nel sito di legame del substrato, legando allo stesso tempo il terminale G 414 o un G libero nucleotide nel sito di legame G.

La Figura 5 illustra il meccanismo con cui estende l’oligonucleotide C 5 per generare una catena C 6 . L’ oligonucleotide C 5 si lega nel sito di legame del substrato, mentre G 414 occupa il sito di legame G. Tramite reazioni di transesterificazione, una C viene trasferita da C 5 a 3′-terminale G, e quindi di nuovo a una nuova molecola di C 5 . Ulteriori reazioni di trasferimento portano all’accumulo di oligonucleotidi citosinici più lunghi. La reazione è una vera catalisi, perché l’RNA L-19 rimane invariato ed è disponibile per catalizzare più cicli. Il ribozima si comporta come una nucleotidil transferasi.

RNA catalitici
Figura 5

Figura 5 L’RNA lineare L-19 può legare C nel sito di legame del substrato; l’ estremità reattiva G-OH 3 ¢ F si trova nel sito di legame G e catalizza le reazioni di trasferimento che convertono 2 oligonucleotidi C5 in un oligonucleotide C4 e C6.

Alcune ulteriori reazioni enzimatiche sono caratterizzate nella Figura 23.9. Il ribozima può funzionare come endoribonucleasi specifico della sequenza utilizzando la capacità dell’IGS di legare sequenze complementari. In questo esempio, lega un substrato esterno contenente la sequenza CUCU, invece di legare la sequenza analoga che di solito è contenuta alla fine dell’esone sinistro. Un nucleotide contenente guanina è presente nel sito di legame G e attacca la sequenza CUCU esattamente nello stesso modo in cui l’esone viene solitamente attaccato nella prima reazione di trasferimento.

Questo divide la sequenza bersaglio in una molecola 5 ‘che ricorda l’esone sinistro e una molecola 3’ che porta un residuo G terminale. Mutando l’elemento IGS, è possibile modificare la specificità del ribozima,Cech, 1990 ).

La modifica dell’IGS, in modo da modificare la specificità del sito di legame del substrato, consentendo l’accesso ad altri target RNA, può essere utilizzata per generare un’attività di ligasi. Un RNA che termina in un 3′¡VOH è legato nel sito del substrato e un RNA che termina in un residuo 5′¡VG è legato nel sito di G-binding. Un attacco dell’idrossile al legame fosfato collega le due molecole di RNA con la perdita del residuo G.La reazione di fosfatasi non è direttamente correlata alle reazioni di trasferimento di splicing.

Una sequenza di oligonucleotidi che è complementare all’IGS e termina in un fosfato 3 ‘può essere attaccata dal G 414 . Il fosfato viene trasferito nel G 414 e viene quindi rilasciato un oligonucleotide con un’estremità libera di 3′VOV. Il fosfato può quindi essere trasferito su un oligonucleotide che termina in 3′¡VOH (invertendo efficacemente la reazione) o effettivamente sull’acqua (rilasciando fosfato inorganico e completando un’autentica reazione di fosfatasi).

RNA catalitici
Figura 6 Le reazioni catalizzate dall’RNA hanno le stesse caratteristiche di quelle catalizzate dalle proteine, sebbene la velocità sia più lenta. La K M fornisce la concentrazione del substrato richiesta per velocità a metà massima; questa è una misura inversa dell’affinità dell’enzima per il substrato. Il numero di turnover indica il numero di molecole di substrato trasformate in unità di tempo da un singolo sito catalitico.

Le reazioni catalizzate dall’RNA possono essere caratterizzate allo stesso modo delle reazioni enzimatiche classiche in termini di cinetica di Michaelis-Menten. La Figura 6 analizza le reazioni catalizzate dall’RNA. I valori di M per le reazioni catalizzate da RNA sono bassi e quindi implicano che l’RNA può legare il suo substrato con elevata specificità.

I numeri di turnover sono bassi, il che riflette un basso tasso catalitico. In effetti, le molecole di RNA si comportano nello stesso modo generale come tradizionalmente definito per gli enzimi, sebbene siano relativamente lente rispetto ai catalizzatori proteici (dove un intervallo tipico di numeri di turnover è 10 3 ¡V10 6 ).

In che modo l’RNA fornisce un centro catalitico? La sua capacità sembra ragionevole se pensiamo a un centro attivo come a una superficie che espone una serie di gruppi attivi in ​​una relazione fissa. In una proteina, i gruppi attivi sono forniti dalle catene laterali degli amminoacidi, che hanno una varietà apprezzabile, inclusi gruppi ionici positivi e negativi e gruppi idrofobici. In un RNA, le frazioni disponibili sono più limitate, costituite principalmente dai gruppi esposti di basi.

Le regioni corte sono trattenute in una particolare struttura dalla conformazione secondaria / terziaria della molecola, fornendo una superficie di gruppi attivi in ​​grado di mantenere un ambiente in cui i legami possono essere spezzati e fatti in un’altra molecola. Sembra inevitabile che l’interazione tra il catalizzatore di RNA e il substrato di RNA si baserà sull’accoppiamento di base per creare l’ambiente.2+ ) svolgono un ruolo importante nella struttura, essendo tipicamente presenti nel sito attivo dove coordinano le posizioni dei vari gruppi. Svolgono un ruolo diretto nell’attività endonucleolitica dei ribozimi virusoidi (vedi più avanti).

Le implicazioni evolutive di queste scoperte sono intriganti. La doppia personalità dell’apparato genetico, in cui l’RNA è presente in tutti i componenti, ma le proteine ​​intraprendono reazioni catalitiche, è sempre stata sconcertante. Sembra improbabile che i primissimi sistemi replicanti avrebbero potuto contenere sia acido nucleico che proteine.

Ma supponiamo che i primi sistemi contenessero solo un acido nucleico autoreplicante con attività catalitiche primitive, proprio quelli necessari per creare e rompere i legami fosfodiesterici. Se supponiamo che il coinvolgimento dei legami 2′VOV nelle attuali reazioni di splicing sia derivato da queste primitive attività catalitiche, potremmo sostenere che l’acido nucleico originale era l’RNA, poiché il DNA manca del gruppo 2′VH e quindi non potrebbe intraprendere tale Le reazioni. Le proteine ​​avrebbero potuto essere aggiunte per la loro capacità di stabilizzare la struttura dell’RNA. Quindi la maggiore versatilità delle proteine ​​avrebbe potuto consentire loro di assumere il controllo delle reazioni catalitiche, portando infine all’apparato complesso e sofisticato dell’espressione genica moderna.

 

Riferimenti e approfondimenti

  1. Halvor Christensen, Cinetica enzimatica, Franco Angeli, 1971.
  2. Hans Bergmeyer, Principi di analisi enzimatica, Piccin-Nuova Libraria, 1982.
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  4. Nicholas Price, Principi di enzimologia, Delfino Antonio Editore, 1996.
  5. Lauro Galzigna, Elementi di enzimologia, Piccin-Nuova Libraria, 1996.
  6. Riccardo Muzzarelli, Enzimologia, Università di Ancona, 1998.
  7. David L. Nelson, Michael M. Cox, I Principi di Biochimica di Lehninger, 3ª ed., Bologna, Zanichelli, febbraio 2002, ISBN 88-08-09035-3.
  8. Umberto Mura, Antonella Del Corso; Marcella Camici, Sistemi enzimatici a cascata, a cura di L. Bolognani, collana: Quaderni di Biochimica (n°44), Piccin-Nuova Libraria, 1990, ISBN 88-299-0871-1.
  9. Supattapone S, Prion protein conversion in vitroJournal of Molecular Medicine (2004) Vol.82, 348-356.
  10. Mills GC e Kenyon D, The RNA World: A CritiqueOrigins & Design (1996) Vol.17,1.
  11. Motivazione dell’assegnazione a Cech e Altman del Premio Nobel per la Chimica del 1989
  12. Newman A, Molecular biology. RNA enzymes for RNA splicingNature, 2001, Oct 18;413(6857):695-6.
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