Curiosity assaggia il primo campione di “Clay-Bearing Unit”

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Curiosity Mars della NASA esplora una regione chiamata “Clay-Bearing Unit” ha finalmente assaggiato il suo primo campione in questa zona del Mount Sharp. Curiosity ha perforato un pezzo di roccia, soprannominato “Aberlady”. L’eseperimento del rover ha perforato facilmente la roccia senza adottare la tecnica a percussione, che è utile per perforare campioni di rocce più dure.

“Curiosity è in missione da quasi sette anni”, ha dichiarato Jim Erickson, Project Manager di Curiosity, del Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, in California. “Finalmente la perforazione di Clay-Bearing Unit è una pietra miliare nel nostro viaggio sul Monte Sharp.”

Gli esperti stanno esaminando tracce di minerali perché solitamente contengono acqua. Questi campioni denominati mudstones sono stati classificati come fluviali all’interno di antichi laghi risalenti a circa 3,5 miliardi di anni fa prima del loro  si prosciugamento.

A differenza di alcuni obiettivi più difficili, come quelli affrontati su Vera Rubin, il terreno trovato su Mount Sharp era più morbido. Questa caratteristica ha permesso a Curiosity di utilizzare esclusivamente la rotazione della punta del trapano, senza l’utilizzo della sua tecnica di percussione, utile per afferrare campioni da rocce più dure. Jim Erickson, Project Manager di Curiosity, del Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, ha dichiarato:

Curiosity si trova su Marte da quasi sette anni. Finalmente la raccolta dei campioni in un terreno ricco di argilla rappresenta una pietra miliare nel nostro viaggio su Mount Sharp“.

Il Mars Reconnaissance Orbiter (MRO) della NASA ha individuato una grande presenza di argilla su Marte molto prima che Curiosity arrivasse nel 2012. Trovarla significherebbe aiutare il team scientifico a comprendere se un era marziana più umida ha contribuito alla formazione di Mount Sharp. Curiosity, durante il suo viaggio, ha infatti scoperto alcuni sedimenti argillosi. Ashwin Vasavada, del JPL, ha affermato:

Ogni strato di questa montagna è il pezzo di un puzzle. Ognuno può fornire degli indizi su un’epoca diversa nella storia di Marte. Siamo entusiasti di vedere cosa ci racconta questo primo campione sull’ambiente antico, in particolare sull’acqua“.

Dopo il campione di Aberlady, il team ha in programma di perforare diverse volte durante il corso dell’anno. Ciò li aiuterà a capire cosa rende questa regione diversa dalle altre

Mars Curiosity
Le colline e gli avvallamenti di questa piccola valle, scolpita tra una cresta e le scogliere più alte del monte Sharp, sembrano quasi ondulate ondeggianti. La Mast Camera (Mastcam) sul rover Curiosity Mars della NASA ha catturato questo mosaico mentre esplorava l’unità portante di argilla il 23 gennaio 2019 (Sol 2299). Crediti: NASA / JPL-Caltech / MSSS

Curiosity, perché è importante analizzare l’argilla

Prima del debutto della missione di Curiosity, la Nasa aveva scelto il luogo di atterraggio (avvenuto nel 2012) proprio in virtù delle “argille intriganti osservate in orbita”, come spiegato da un tweet pubblicato dal profilo ufficiale del rover. La ‘clay-bearing unit’ si trova sui pendii del Mount Sharp, alto 5 chilometri: la Nasa era particolarmente affascinata da questa regione poiché interessata ad analizzare eventuali minerali presenti nell’argilla, che “si formano solitamente nell’acqua”, come riporta un comunicato ufficiale dell’agenzia statunitense. Di conseguenza, i campioni raccolti da Curiosity “potrebbero aiutare a capire se è stata un’era marziana più umida a modellare questo strato di Mount Sharp”.

Così si è formata l’argilla su Marte

Nuovi dettagli svelano la storia antica di Marte. Un gruppo di scienziati della Brown University ha ipotizzato che le argille che ricoprono il terreno marziano potrebbero essersi formate nella stessa epoca della crosta del pianeta molto prima della comparsa dell’acqua. Pubblicato su Nature, lo studio esamina nel dettaglio, attraverso modelli al computer ed esperimenti di laboratorio, come gli scienziati sono arrivati alla formulazione di questa nuova teoria. Agli albori del Sistema Solare con molta probabilità Marte e gli altri pianeti rocciosi erano coperti da oceani di magma fuso.

Quando quest’ultimo ha iniziato a raffreddarsi, l’acqua e altre sostanze volatili disciolte, sarebbero evaporate verso la superficie formando una densa atmosfera di vapore che circondava il pianeta. L’umidità e il calore di quel bagno di vapore ad alta pressione avrebbero trasformato vaste aree della superficie appena solidificata in argilla. Nel corso dell’evoluzione, l’attività vulcanica e i bombardamenti di asteroidi avrebbero coperto le argille in alcuni punti e le avrebbero scavate in altre, con la conseguente distribuzione frammentata che vediamo oggi sulla superficie marziana. Questa atmosfera primordiale avrebbe fatto da cornice al periodo più caldo e umido della storia marziana, una situazione in cui erano possibili modificazioni consistenti della crosta superficiale.

Per provare le loro teorie, i ricercatori hanno sintetizzato i campioni di roccia corrispondenti alla composizione del basalto marziano. Hanno poi utilizzato un dispositivo ad alta pressione per ricreare le condizioni di temperatura e pressione che potrebbero essere state presenti nell’atmosfera di vapore creata da un oceano di magma. Dopo aver ‘cotto’ i campioni per due settimane, il team ha verificato le eventuali modifiche scoprendo che alle massime temperature e pressioni, lo stato di alterazione dei campioni era notevole. Secondo il parere degli scienziati, l’atmosfera ricca di vapore associata all’oceano di magma, avrebbe potuto persistere per un periodo di tempo vicino ai10 milioni di anni. Sarebbe stato sufficiente per poter contribuire alla formazione di uno strato di argilla di tre chilometri sulla superficie di Marte.

Per avere un’idea sul percorso evolutivo dell’argilla, i ricercatori hanno creato un modello computerizzato che simula la presenza di una lastra di crosta marziana sovrastato da uno strato di argilla dello spessore di tre chilometri. Il modello ha dimostrato che i movimenti dell’argilla nel corso del tempo hanno creato la distribuzione che osserviamo oggi sulla superficie. Gli esperimenti e le simulazioni – si riporta nello studio – non possono provare con assoluta certezza che questo scenario si sia effettivamente verificato, ma suggeriscono senza dubbio una buona ipotesi, da provare con rilevazioni in situ.

Oltre a fornire un meccanismo per la formazione dell’argilla, lo scenario suggerisce che i  vasti depositi di argilla erano – e potrebbero ancora essere – presenti sotto la superficie. Questi giacimenti potrebbero spiegare perché la crosta marziana è meno densa del previsto data la sua natura basaltica.  Infine, i depositi servirebbero anche come grandi serbatoi di stoccaggio sotterraneo per l’acqua. Non resta che attendere l’arrivo su Marte delle prossime missioni robotiche come Mars 2020 della Nasa che ha l’obiettivo di indagare sul passato geologico del pianeta rosso.

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