Chi ha costruito Tihauanaco? Il fascino misterioso della civiltà perduta

Una delle poche cose certe che si sa su Tiahuanaco è che all’arrivo dei conquistadores spagnoli, la città era già disabitata e in rovina. Sono proprio loro infatti a fornirci dettagliatamente le condizioni del sito. In realtà, secondo fonti storiche, all’arrivo degli Incas in Bolivia, la civiltà era già decaduta.

In cima alla cordigliera andina, a quasi quattromila metri di altezza, sorgono oggi le rovine di quella che un tempo era la città di Tiahuanaco. Tra le costruzioni che il complesso include, particolare interesse destano una piramide a sette gradoni, un tempio seminterrato, delle mura con sculture incise, archi e monoliti di roccia lavorata. I primi scopritori hanno a lungo pensato fosse una città Inca, ma successive analisi del sito dimostrarono che la sua costruzione risale al 1200/1500 prima di Cristo, molti secoli prima dello sviluppo della cultura incaica. Tihauanaco sorge tra il lago Titicaca e la capitale La Paz, da cui dista poco più di settanta chilometri.

Il viaggio dalla capitale dura circa un’ora e mezza. La civiltà che l’ha costruita è sconosciuta ma si crede sia nata in qualche zona circostante. In alcuni dei paesi vicini, infatti, esistono resti di costruzioni e manufatti datati 1200 avanti Cristo. Purtroppo, in questi paesini poco popolosi delle Ande ancora nessuno ha effettuato scavi o esami che forniscano maggiori particolari. La causa è l’ingente quantità di fondi che necessiterebbero e la carenza di finanziatori, sia pubblici che privati.

Tihauanaco
Tihauanaco

Le mura di cinta sono formate da grandi blocchi squadrati di andesite, una roccia vulcanica di colore scuro. Alcune delle pietre sono squadrate ad angolo retto con una perfezione sconcertante e così vicine che tra esse non passa neanche una carta da gioco.

Uno dei misteri architettonici ancora custoditi tra le mura è costituito dalla Piramide di Akapana, con una base di oltre quattrocento metri quadrati. Suggestivo poi il tempio aperto di Kalasaya, la cui posizione, allineata con alcune linee astronomiche, fa pensare ad un suo utilizzo come osservatorio celeste. Secondo altri studiosi potrebbe trattarsi di un luogo di culto: la stessa teoria avanzata anche per Stonehenge, in Gran Bretagna.

A Tihauanaco si trova anche un arco, ricavato da un monolite d’andesite pesante dieci tonnellate, chiamato “la Porta del Sole”, sulla cui parte superiore è incisa una figura umanoide dal cui volto partono raggi di luce. Si pensa sia il dio Viracocha, il creatore del mondo, secondo la credenza locale. Intorno a lui, vediamo animali alati dal volto umano.

Tiahuanaco
Tiahuanaco – Porta del Sole

Sul monolite vi sono delle incisioni interpretate come un calendario, che secondo alcuni rappresenta il ciclo solare annuo, secondo altri quello del pianeta Venere, ed è suddiviso in quindici mesi. L’arco non si trovava nella posizione in cui lo vediamo oggi, ma è stato spostao e si crede facesse parte di una più ampia costruzione, oggi andata perduta. Altro luogo interessante è una specie di tempio aperto, quadrangolare e seminterrato, sulle cui mura sono stati rinvenuti grandi volti, scolpiti in modo particolareggiato e realistico. Purtroppo molti sono andati distrutti, forse a causa di fenomeni metereologici, forse fatti a pezzi dai Conquistadores spagnoli.

Alcuni rappresentano uomini, altri donne con bambini. Uno in particolare, chiamato Kon Tiki, è poco spiegabile e raffigura un uomo con la barba folta, che agli indios non cresce. Ciò ha scatenato nei ricercatori le teorie più fantasiose. Testimonianze storiche spagnole riportano che quando gli stessi spagnoli chiesero agli Inca se avessero loro costruito Tihauanaco, risposero di no. Secondo la leggenda, la città era stata eretta migliaia di anni prima che essi la scoprissero.

Per capire come si sviluppasse la città di Tihauanaco nel periodo di massimo splendore, gli archeologi stanno valutando la presenza nel terreno di materiali come la ceramica e la terracotta, che possono darci informazioni sul tipo di vita che svolgevano gli abitanti. Sulle usanze, la distinzione in classi e gruppi etnici. Dagli esami e ritrovamenti comunicati in diversi siti internet americani è emerso che, mentre nel centro cittadino si organizzavano aggregazioni e manifestazioni pubbliche, nel raggio di un chilometro da esso iniziavano i quartieri residenziali.

Non è ancora chiaro ma sembra che nel momento di massimo fulgore raggiungesse un’estensione di circa due / tre chilometri quadrati. Nella parte più periferica della città sorgevano i laboratori artigiani dei vasai, i quali realizzavano i loro manufatti mediante utensili di osso e pietra. Secondo la ricostruzione di alcuni storici, la densità di popolazione era alta ed il totale degli abitanti era compreso tra quarantamila e cinquantamila unità. Oggi, attorno a Tihauanaco, si estende un panorama desertico e spettrale, ma è plausibile che, anticamente, campi coltivati circondassero la città, fornendo agli abitanti il cibo necessario.

Da dove veniva il materiale usato per costruire edifici? La cava d’andesite più vicina è distante decine di chilometri. E’ situata sulle sponde del lago Titicaca, su una penisola interamente formata da roccia vulcanica chiamata Copacabana (da non confondersi con l’omonima città brasiliana).

tiahuanaco
Tiahuanaco

Probabilmente veniva trasportata attraverso il lago mediante barche fatte di tutora, un giunco che cresceva e cresce ancora, in abbondanza sulle sponde del lago. Una volta essiccata e legata in fascine, la tutora è ideale per costruire imbarcazioni col fondo piatto. La chiglia si costruiva in un giorno mentre il resto dell’imbarcazione in poco meno di una settimana. Tutto dipendeva dalla grandezza.

Al crescere le dimensioni, cresceva il peso dei massi che poteva trasportare. Ancora oggi, saggi artigiani boliviani, costruiscono barche secondo i metodi tradizionali e gli indios Aymara le usano per trasportare merci e persone attraverso il lago. Poiché recentemente in un documentario trasmesso dal canale televisivo History Channel sono state portate prove archeologiche che dimostrano come questa fosse una città portuale, si pensa che i massi siano stati trasportati via lago. Sembra infatti che anticamente il lago Titicaca fosse molto più grande di quanto vediamo oggi, e giungesse fino a Tiwanaku.

Sotto la Piramide di Akapana, inoltre, sono stati scoperti, e recentemente anche esplorati, una serie di cunicoli che costituiscono un sistema di irrigazione per canalizzare l’acqua nel resto della città. Per capire l’importanza dei cunicoli, l’archeologo boliviano Osvaldo Rivera, invita ad osservare la zona dall’alto. Ciò permette di notare la presenza sul terreno di linee più scure e altre più chiare, dritte e lunghe chilometri, che ricordano in parte quelle di Nazca. Il loro uso, però, ha recentemente spiegato Rivera, era diverso. La variazione del colore deriva dall’antico sistema di irrigazione che si crede sia stato costruito nel primo secolo dopo Cristo.

Strisce di terreno, coltivato soprattutto a mais, larghe circa tre metri si alternavano ad altre profonde una cinquantina di centimetri, che costituivano una rete di canali d’irrigazione collegati a quelli sotto la piramide di Akapana. L’acqua attorno alle colture si riscaldava di giorno con i raggi solari, mantenendole calde di notte e difendendole dal loro maggior nemico: il freddo dell’altopiano. Attraverso la decomposizione naturale delle piante si otteneva del fertilizzante che creava una melma molto ricca per il terreno.

Tiahuanaco
Tiahuanaco

Questa situazione e queste tecniche sono state riutilizzate da alcuni studiosi non lontano da Tihauanaco: l’esperimento ha dimostrato che il terreno così coltivato produce circa quarantadue tonnellate di raccolto per ettaro all’anno. Questo spiegherebbe come era possibile sfamare la popolazione della città. Ma altri studiosi considerano improbabile che in tempi antichi questa regione possa aver ospitato una vera e propria città, declassando Tihauanaco a semplice centro cerimoniale.

Il dibattito su questo ed altri temi è aperto a molteplici interpretazioni, come quella che vede esistere sotto le sue fondamenta resti di ben cinque città diverse, tutte distrutte e poi ricostruite. Distrutte probabilmente da uno sconvolgimento tellurico; uno o più terremoti che nei secoli hanno modificato la struttura delle Ande, portando la città a quasi quattromila metri d’altezza.

Come l’odierna città di Troia, nel Mediterraneo, Tihauanaco sarebbe, quindi, solo l’ultima versione di città più antiche, datate addirittura diciassettemila anni. Una sorta di Tria dell’America Latina. Possiamo solo fare suggestive ipotesi sui costruttori e sulla vera data di nascita di questa città. Non è chiaro, inoltre, se essa fosse parte di un sistema di città satellite costruite nelle vicinanze. Il suo nome è stato legato a quello di un’altra città: Huari, (Wari) anch’esso centro cerimoniale di un popolo preincaico.

Interessante, inoltre, la scoperta sul fondo del lago Titicaca di resti di fortificazioni, suppellettili, statue e viali d’accesso ad una città che ora giace sommersa dalle acque. Nel 2004 una spedizione di ricerca composta da italiani, boliviani e brasiliani (Akakor Geographical Exploring), guidata dall’archeologo Lorenzo Epis, ha fotografato i suddetti resti a settanta metri di profondità.

Che tipo di rapporti reciproci avevano, se li avevano, queste città? Erano tutte portuali e circostanti il lago Titicaca? Neanche il nome è certo: Tiwanaku o Tiahuanaco, “La città di Dio”, è infatti il nome quechua dato dagli Inca quando la scoprirono. Ma forse si chiamava Taypikala “La pietra nel mezzo”, o ancora Phoukara, “Luce splendente del Sole”. Il popolo che l’ha costruita non conosceva la scrittura, per questo, oltre al nome, sono ignote anche le cause che portarono al suo declino, avvenuto intorno al 1100 d. C. Gli studiosi parlano di una siccità improvvisa che distrusse i raccolti intorno all’anno 900.

Tiwanaku
Cittadella, museo e rovine di Tiwanaku sono la meta della nostra escursione fuori La Paz.

Altri parlano di terremoti che sbriciolarono i palazzi, altri infine di esondazioni del lago Titicaca che sommersero la città. Secoli più tardi la zona fu annessa dagli Inca al proprio impero. Ma gli interrogativi restano e, paradossalmente, si moltiplicano con l’approfondimento del tema: le datazioni sono corrette o vanno arretrate ancora? quanto era fertile il terreno circostante la città? e inoltre, a che altezza era situata in origine? Secondo una leggenda locale il dio Viracocha avrebbe creato il genere umano proprio nella città di Tiahuanaco.

In seguito vi giunsero gli Inca, che rimasero stupiti dalla bellezza e maestosità della città e vollero imparare l’arte della costruzione con la pietra vulcanica. Appresero qui a tagliare le pietre e a disporle, conoscenza che li portò a costruire capolavori d’architettura andina come Cuzco e Machu Picchu.

Ma torniamo ad oggi. Ogni anno, tra le rovine di Tiwanaku, boliviani di etnia Aymara praticano cerimonie nel giorno più breve, il solstizio d’inverno. All’alba del ventuno giugno, infatti, i sacerdoti accendono un fuoco, attorno al quale si svolge un rituale in onore e in ringraziamento del sole, della madre terra, del cielo e delle montagne. In questo misterioso e affascinante sito archeologico il ventidue gennaio 2005, Evo Morales, di etnia Aymara, celebrò la sua investitura a sessantacinquesimo presidente della Republica de Bolivia.

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